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SENTENZA MEDIASET/ L’odio giacobino che condanna Berlusconi

Pubblicazione:lunedì 29 ottobre 2012

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Qualunque cosa si pensi di Berlusconi e della sua vicenda politica, già per semplice solidarietà umana si dovrebbe condannare l’odio giacobino che ancora una volta è esploso contro di lui a seguito della condanna per evasione fiscale che venerdì gli è stata inflitta in primo grado dal tribunale di Milano, dopo che il tribunale di Roma per le stesse accuse e sulla base delle stesse carte lo aveva prosciolto.

Per i giacobini di oggi come per quelli di ieri l’avversario politico non è qualcuno che dà risposte diverse dalle tue ai comuni problemi della vita pubblica; prima di tutto è una persona indegna, un difensore di sordidi interessi, un corrotto, un corruttore o tutte e due le cose. Pertanto va innanzitutto distrutto come persona.

È questo un filo rosso, anzi un filo nero che inizia a dipanarsi con la Rivoluzione francese, con la requisitoria di Robespierre contro il re Luigi XVI, e che poi in quest’area ricompare sempre: dalle invettive di Lenin contro i “rinnegati” che non la pensano come lui, e poi giù, giù nel tempo e nel livello fino a estremi epigoni come Ezio Mauro, Marco Travaglio e simili. Basta passare in rassegna la stampa di questi giorni per averne ulteriore riprova.

Mi rifaccio qui per comodità a una sintesi tratta dal portale internet “Virgilio”: «Repubblica ha un editoriale di Ezio Mauro, “Una storia esemplare”: “Si chiude così, con la sanzione giudiziaria netta, durissima e soprattutto infamante un’avventura titanica nata nella televisione e finita in tribunale ma che era già morta nella politica”. Sulla Stampa, per Gianni Riotta “i miraggi e gli alibi sono svaniti”: “la condanna a 4 anni di reclusione, ridotti a uno per indulto, con cinque di interdizione dai pubblici uffici... segue di poche ore la rinuncia dell’ex premier a ricandidarsi a Palazzo Chigi e chiude per sempre una stagione della Repubblica lunga 18 anni. Così giudica l’opinione pubblica mondiale, aprendo con la notizia i siti web internazionali...” Sulla stessa linea L’Unità (“I titoli di coda di un film finito” di Michele Prospero) e Pubblico (“Una frode fiscale”, con una foto che accosta Berlusconi a Al Capone) “Dopo Olgettine, inchieste, scandali, Ruby e Noemi, Berlusconi viene condannato per una bazzecola (si fa per dire) come Al Capone. Eppure è così che finisce un’era. Ha senso oggi l’antiberlusconismo?”.


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