BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DDL ANTICORRUZIONE/ Sisto (Pdl): norme "salva-Ruby"? E perché non "salva-Penati"

Pubblicazione:mercoledì 3 ottobre 2012

Filippo Penati Filippo Penati

La politica è l’arte della strumentalizzazione. Nel momento in cui si scambia un intervento di carattere tecnico con uno di tipo partigiano, il termine “partigiano” mi sembra opportuno soprattutto per gli autori di queste critiche. Che cosa si dovrebbe dire allora della proposta del ministro Severino? E’ anche quella una misura “ad personam” per salvare Penati? Non lo dico, non lo penso, ritengo che non sia così, ma anche le altre modifiche, se hanno come in questo caso una matrice tecnica motivata, e quindi affondano le radici non in un colpo di fulmine, ma in una sensata riflessione sui dati tecnici, non credo che possano essere definite “ad personam”. Le leggi si cambiano e quando ciò avviene è inevitabile che favoriscano o sfavoriscano qualcuno.

 

Più in generale, come valuta il ddl anti-corruzione nel suo complesso?

 

Il ddl anticorruzione rischia di essere un braccio più lungo rispetto a un corpo che ha una sua proporzione. Il rischio è di seguire più la piazza del cervello, in quanto il consenso emotivo del giorno dopo conta più di una riforma fondamentale come questa. Le norme penali valgono per il futuro e l’obiettivo deve essere quello di costruire un sistema sulla scorta di un procedimento amministrativo molto più controllato e con delle verifiche più rigorose.

 

Che cosa non la convince quindi?

 

Che senso ha questa corsa maniacale verso l’incremento delle sanzioni, il mettere in croce qualsiasi soggetto possa incorrere anche in condotte larghe, indefinite e indefinibili? Siamo di fronte al tentativo di ricreare nel nostro sistema penale un “Procuro-centrismo” in cui il pubblico ministero abbia il potere di arginare liberamente condotte che possono anche non essere penalmente rilevanti. Il controllo della giustizia sulla politica ha già dato pessimi risultati, occorre ripristinare una sana “separazione delle carriere” fra la giustizia e la politica perché ognuno possa avere la capacità di essere autonomo, produttivo di quegli effetti che l’ordinamento dà a ciascuno. Occorre evitare delle interferenze che un domani rischiano di fare sì che possano stare in politica solo coloro che la Procura ha deciso che possano starci.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.