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Politica

LEGGE ELETTORALE/ Vassallo (Pd): la bozza Calderoli è da buttare, premia chi perde

La bozza di legge elettorale firmata da Roberto Calderoli ha avuto segnali di interesse soprattutto da parte di Fli e dall'Idv. Il Pd è contrario. SALVATORE VASSALLO spiega perché

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Il Pd sembra contrario alla proposta del rinnovo della legge elettorale messa nero su bianco da Roberto Calderoli. La bozza di riforma firmata dal leghista è stata inviata ieri ai capigruppo per la valutazione e ci sono stati segnali di interesse soprattutto da parte di Fli e dall'Idv. La riforma prevede un premio di governabilità del 12% alla coalizione che ottiene almeno il 40% dei seggi. E ancora, candidati scelti su brevi liste plurinominali con equilibrio di genere e sbarramento nazionale alla Camera e regionale al Senato oscillante tra il 4 e il 6%. Al partito di Di Pietro piace, soprattutto, perché la proposta sembra superare il cosiddetto “porcellum”. A condizione però, spiegano fonti interne all'Italia dei Valori, che non si trasformi in un “super porcellum”. Ciò che, invece, non viene gradita è la modalità della scelta dei candidati che prevede candidature multiple con la conseguente possibilità che si creino “listini bloccati”. Chi proprio non ne vuole sapere è il Pd che con il suo segretario Pierluigi Bersani fa, sarcasticamente, sapere che “il nome stesso mette qualche dubbio in proposito. Sono molto, molto cauto su una proposta con quella firma”. L'Udc, che ieri sembrava reticente, oggi ha deciso di sfilarsi definitivamente dall'intesa con buona pace di Calderoli che ha tutta le intenzione di proseguire. Per IlSussidiario.net abbiamo interpellato l'esponente del Pd Salvatore Vassallo.

La bozza presentata da Calderoli è simile al modello spagnolo, con qualche correttivo. Quali sono i punti deboli?

La proposta di Calderoli non ha nulla a che fare con il sistema spagnolo se non per un dettaglio puramente estetico e cioè che le liste sono corte. Nel modello spagnolo, invece, alle liste più corte corrispondono circoscrizioni piccole e l'assegnazione dei seggi ai partiti avviene distintamente, circoscrizione per circoscrizione. Tutto ciò dissuade dalla frammentazione perché in ogni circoscrizione, per ottenere un seggio, occorre avere molti voti e questo causa la presenza di due grandi partiti e una miriade di piccole formazioni che hanno avuto vita difficile e con il tempo sono scomparsi. Il sistema di Calderoli non c'entra nulla con tutto ciò perché i seggi vengono assegnati ai partiti sulla base di un totale dei voti ottenuti nella lotteria delle assegnazioni a livello nazionale. Se, ad esempio, un partito ha ottenuto il 6% tale sarà la percentuale dei seggi. Questi ultimi verranno, a loro volta, assegnati pescando fra i candidati collocati nelle varie liste di collegio secondo un metodo in vigore per il Senato nella prima Repubblica e che fu abolito, a larghissima maggioranza, nel Referendum del 1993. Metodo che è oggi in uso nelle Province, il cosiddetto “provincellum”. L'unica differenza è che per le Province i collegi sono uninominali e, francamente, questo aspetto non fa che aumentare la beffa.

In che senso?