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SCENARIO/ Se il futuro di Monti dipende da una lettera

Pubblicazione:mercoledì 3 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 3 ottobre 2012, 8.55

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Il presidente del Consiglio tutte queste cose le sa e forse dovrebbe mettere al lavoro nella sua war room gli uomini del Tesoro e quelli della Farnesina. Perché una operazione del genere ha forti connotati anche di politica estera, per le implicazioni politiche che porta con sé. Monti è l’unico che può farlo, perché in Europa lo stanno a sentire; la Merkel non è sempre d’accordo, ma si fida di lui; tra banchieri e finanzieri gode di una buona immagine, come dimostra il suo ultimo giro a New York; e la febbre del voto non ha ancora infiammato del tutto la politica, anzi, i partiti e i leader di questa strana maggioranza ABC (Alfano, Bersani, Casini) hanno tutto l’interesse di arrivare a primavera senza il ricatto dei mercati.

Scenari, ragionamenti ipotetici, anche gli uomini di finanza leggono i segni. Anzi, è proprio questo il loro ruolo, aruspici del secondo millennio, con meno probabilità di azzeccarci dei loro antenati etruschi, perché il volo degli uccelli segue una rotta ben definita, mentre il comportamento degli uomini è erratico, variabile, lunare, come la volontà.

L’Italia è un Paese in cui tutti vengono e nessuno investe. Non è sempre stato così, dicono i miei interlocutori. E loro sono qui anche perché non lo sia più in futuro. Ma, aggiungono, il futuro è nelle nostre mani non nelle loro.



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