BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Caldarola: la "vittoria" di Crocetta condanna il Pd

Pubblicazione:mercoledì 31 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 31 ottobre 2012, 8.21

Davvero Bersani può cantare vittoria? (InfoPhoto) Davvero Bersani può cantare vittoria? (InfoPhoto)

È impossibile non vederlo e non prevederlo. Il risultato politico siciliano è stato caratterizzato da tre elementi: la crescita dell’astensionismo, la crescita di un movimento anti-sistema, la presenza, con il Pd, di un fragile argine. Tutti questi tre fattori si ripeteranno sul quadro politico nazionale. Anche l’argine del Pd diventerà sempre più fragile, sarà come un sacchetto di sabbia di fronte a un’alluvione.

Ci potrebbero essere anche ripercussioni sull’attuale “governo dei tecnici”?

Credo che sia inevitabile che di fronte a una crisi della politica di questa dimensione, al rifiuto che sta montando sempre di più nel Paese, con la crisi che ha investito e frammentato il centrodestra dopo l’ultima dichiarazione di Silvio Berlusconi, il governo vada incontro a un incidente parlamentare. Già adesso il governo non è in buone condizioni, ha una base parlamentare più limitata, insomma è un governo più fragile. E qui si apre un altro discorso.

Quale, Caldarola?

A me pare che i partiti siano veramente poco lungimiranti. Se si va a votare alla naturale scadenza elettorale, si sovrappongono due momenti delicatissimi: quello di una crisi politica che si può vedere dal test siciliano e quello della nomina del nuovo Presidente della Repubblica. È difficile immaginare come si possa gestire una crisi politica di tale portata con la carica al Quirinale che è vacante, che deve essere rinnovata. Quanto meno, realismo vorrebbe che i due momenti venissero separati per non aggiungere confusione alla confusione.

Non è la prima volta che attraversiamo una crisi di questo tipo. Il 1992-1994 è stata una grave crisi politica che ha investito tutta la classe dirigente del Paese, provocando un ricambio che era impensabile.

No, questa crisi è più grave di quella avvenuta nel 1992-1994. In quella circostanza fu di fatto liquidata una classe politica, una serie di partiti scomparvero, alcuni leader uscirono di scena. Ma se ben si ripensa a quella stagione, si vedeva che esistevano forze alternative, forze politiche che potevano sostituire la classe politica della prima Repubblica. Lasciamo perdere come è andata a finire. Parlo di quel momento e di quella crisi, che poteva avere anche uno sbocco possibile. Ma oggi? Quale alternativa si può mettere in campo? Qui siamo di fronte a un rifiuto totale, a una disaffezione totale. È proprio per questa ragione che sono preoccupato, pessimista, e prevedo un futuro drammatico per questo Paese.

Che cosa sarebbe necessario?

Ci vorrebbe un grande appello alle persone, uno scatto di reni dei partiti, un rinnovato spirito di partecipazione e la volontà di costruire qualche cosa. Ci vorrebbe almeno questo. Io mi aspetto almeno questo. Sarebbe una presa di coscienza, un atto di coraggio di fronte a un disastro politico di tali proporzioni.

(Gianluigi Da Rold)

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.