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LEGGE ELETTORALE/ Violante: l’"inciucio" Pdl-Lega manda l’Italia nel caos

Roberto Calderoli con Silvio Berlusconi (InfoPhoto) Roberto Calderoli con Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Attenzione: per il momento i suddetti partiti costituiscono la maggioranza che regge il governo, ma nessuno  fa parte del consiglio dei ministri. E, oltretutto, siamo a fine legislatura.

Se il Pd vince, quindi, governa? Nessun Monti bis?

Non sarò certo io a negare il valore di Mario Monti e la necessità di non privarsi del suo prestigio e della sua competenza. Ma questo sarà deciso dopo le elezioni innanzitutto dal professor Monti e poi, con lui, dai partiti della futura maggioranza. Se i partiti maggiori oggi si accordassero per governare insieme, indipendentemente dall’esito elettorale, i cittadini verrebbero privati di un diritto fondamentale.

In ogni caso, voi cosa proponete per garantire stabilità?

È sufficiente introdurre il sistema dei collegi e, a quel punto, attribuire un premio di maggioranza che può essere  pari al 10%. Vorrei sottolineare che, inizialmente, avevamo proposto di introdurre il collegio a doppio turno; ma al Pdl non andava bene. Allora abbiamo suggerito un mix tra i collegi uninominali e i listini. Niente da fare neanche in questo caso. Al che, abbiamo chiesto al Pdl di avanzare una proposta. Ne stiamo aspettando ancora una che assicuri l’unica cosa cui non intendiamo rinunciare: la sera delle elezioni, si deve sapere che governerà il Paese.

L’entrata di Vendola nella coalizione potrebbe obbligarvi a rivedere le vostre posizioni sulla legge elettorale?

Non credo. Noi non vogliamo una legge elettorale che in maniera furbesca penalizzi i partiti minori affinché quelli maggiori possano spartirsi i loro seggi; tuttavia, siamo convinti che occorra una maggioranza omogenea. Detto questo, Vendola, che è una persona seria, ha deciso di stare nel centrosinistra perché ne condivide, evidentemente, le posizioni.

Molti cattolici del suo partito, tra cui l’onorevole Luigi Bobba, hanno criticato la decisone di allearsi con Sel. Crede che questo porrà un problema politico nel Pd?

Quando  ero presidente del gruppo dei deputati del mio partito, alcuni colleghi cattolici che ne facevano parte, nel momento in cui si dovette votare sulla fecondazione assistita eterologa, mi confessarono di trovarsi in difficoltà. Risposi che non ero d'accordo sulla loro posizione, ma potevano votare, senza problemi, secondo le loro convinzioni. Su alcuni temi va riconosciuto il voto di coscienza e non c’è che vincolo politico che tenga.

 

(Paolo Nessi)

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