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Politica

LEGHISMI/ Galli (politologo): così la Lega-sindacato di Maroni si riprende il Nord

Roberto Maroni (Infophoto)Roberto Maroni (Infophoto)

Allora, la Questione settentrionale poggiava su una cultura diffusa nell’ambito dei ceti produttivi, che era – nello stesso tempo – antipolitica e antistato. Era antipolitica perché il lavoro veniva prima di tutto. Assai lontana dalla mentalità dell’artigiano, del produttore, del piccolo imprenditore era l’idea dell’impegno politico, delegato alla cieca alla Dc. Il risveglio, alla fine degli anni Ottanta, è stato traumatico: la Dc – che si era progressivamente meridionalizzata – non aveva per nulla tutelato gli interessi dei ceti produttivi del Nord. In essi albergava pure una cultura antistato poiché lo Stato era presente solo quando si trattava di riscuotere le tasse. Era uno Stato predatore. Esattamente come quello di oggi.

E tuttavia, oggi la Questione settentrionale ha cambiato fisionomia. Quando la Lega è nata e ha cominciato a drenare consenso, la sofferenza era collocabile dal punto di vista geo-economico in una fascia subalpina da Biella a Treviso. Una fascia in cui prevaleva la piccola impresa, il lavoro autonomo, manifatturiero e artigianale. Ai nostri giorni, numerosi indicatori segnalano che il baricentro della Questione settentrionale s’è abbassato e abbraccia una fascia geografica che collega Torino a Trieste e, lungo l’autostrada, si snoda nei principali centri cittadini della pianura padana. S’è abbassato il baricentro e sono mutati gli interlocutori: oggi si tratta della media impresa e del terziario avanzato.

È con questi nuovi interlocutori che Roberto Maroni ha aperto il dialogo. L’obiettivo è quello di diventare – oltre le fratture ideologiche, che non hanno più senso – il partito di raccolta del grande Nord. Il “partito di raccolta” è quello che catalizza il voto territoriale in senso trasversale: al di là degli steccati s’impone e drena vasti consensi che non sono di destra, né di sinistra, non sono tecnocratici, né populisti. È una sorta di sindacato territoriale. Proprio per ciò esprime la rappresentanza esclusiva nella tutela degli interessi organizzati e delle ragioni – culturali, linguistiche, economiche, produttive, sociali – del Nord. La strada, insomma, è tracciata: raccogliere la maggioranza relativa dei voti in Piemonte, Lombardia e Veneto, per poi ambire a quella assoluta. Questa è la Lega di Roberto Maroni, con il suo ambizioso progetto costruito sulla nuova fisionomia della Questione settentrionale. Un progetto proiettato verso il futuro. Nella sua essenza è un disegno davvero strategico perché non si limita a navigare a vista nelle turbolente acque politiche del nostro presente. Ma guarda avanti. Oltre Monti e i professori, oltre Berlusconi e Bersani, oltre Renzi e Grillo, oltre Vendola e Di Pietro. Vola alto, anche oltre le elezioni del 2013. 

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