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AZZERAMENTO PDL/ Mantovano: abbiamo bisogno di un nuovo ’94 (senza Berlusconi)

Dopo che la forma del partito si è rivelata un fallimento, occorre salvaguardare il progetto unitario del centrodestra. ALFREDO MANTOVANO spiega in cosa consisterà il rinnovamento del Pdl.

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L’azzeramento del Pdl è un’ipotesi che non si può più derubricare a gossip politico. Se le voci sulle intenzioni di Berlusconi di rifondare la creatura da lui stesso creata si stavano facevano da tempo più insistenti, oggi sono gli stessi esponenti del partito ad ammettere che sì, effettivamente, le intenzioni sono quelle. Via il nome e il simbolo, anzitutto. Tutto il resto, è ancora da capire: dalla leadership, al programma, da chi ne farà parte alle nuove regole interne. Alfredo Mantovano, onorevole del Pdl, ci aiuta a fare chiarezza sui passi che il Pdl dovrà compiere per rinnovarsi.

Secondo lei, in cosa dovrà consistere la rifondazione?

Credo che sia necessario un totale cambiamento. Un azzeramento vero e proprio che metta da parte la forma assunta da questo partito negli anni e che ha rappresentato, sostanzialmente, un fallimento. Non deve, invece, fallire il progetto unitario del centrodestra. Ovvero, la possibilità di offrire una rappresentanza credibile e capace ad un elettorato che continua ad esserci. E che, finora, non è passato dall’altra parte ma, semplicemente, sta ingrossando le fila del non voto.

Quali sono i motivi della crisi del partito?

Di sicuro, la cosiddetta questione morale sta svolgendo un ruolo estremamente significativo. Ad essa si aggiunge la chiusura in se stesso del partito. Si è ritenuto che fosse sufficiente celebrare i congressi e fare i tesseramenti senza preservare un legame stretto con la realtà e le sue articolazioni sociali. Il che ha determinato l’incapacità di individuare proposte per i problemi della vita quotidiana degli italiani. 

Cosa bisogna fare per arginare la degenerazione morale?

Occorre evitare, ad esempio, che i gruppi regionali abbiano tante e tali risorse e possano disporne senza rendere conto del loro utilizzo. Qualcosa, già in passato era stato fatto. Erano state varate delle norme, nella manovra estiva del 2011, sul ridimensionamento dei consigli regionali e di altri enti territoriali, sulla limitazione dei compensi e sulla loro corresponsione in proporzione alle presenze eccessive. Dopo di che, la Corte costituzionale è stata invasa da ricorsi di praticamente tutte le Regioni. Il che ha invalidato la riforma. Oggi  li governo, di fatto, realizza un commissariamento dopo che le Regioni hanno rifiutato di fare quanto la legge già aveva disposto.

Non crede che gli scandali recenti siano solo la punta dell’iceberg? La Corte dei conti. Infatti, ha certificato l’esistenza 60 miliardi di spesa pubblica inficiati da corruzione nelle voci relative ad acquisti, fondi perduti ed ex municipalizzate