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ELEZIONI/ Polito: rischiamo di finire come gli Stati Uniti

L'indifferenza degli elettori e l'astensionismo stanno disegnando un quadro che in vista delle elelzioni di aprile presenta un Paese senza maggioranza. L'intervista a ANTONIO POLITO

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E' veramente difficile trovare ormai il “bandolo della matassa” nella situazione politica italiana, anche solo in sede di commento o di analisi. Dopo il voto siciliano, dopo i bilanci sul risultato fatti dai partiti “tradizionali”, per così dire, dopo che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ribadito che le elezioni avverranno alla loro scadenza naturale, cioè nell'aprile prossimo, non si riesce a vedere la possibilità di una possibile maggioranza futura. Il segno di una ingovernabilità cronica sembra il destino del Paese, a meno che l'attuale “governo dei tecnici”, pur indebolito, non venga “imbalsamato”, quasi “clonato” per ripresentarlo in un “Monti-bis” dopo un risultato elettorale alle elezioni politiche nazionali che si prevede, dai sondaggi che si hanno a disposizione, simile a quello della Sicilia. Antonio Polito, bravo editorialista del Corriere della Sera, cerca di trovare nuovi elementi, nuove caratteristiche al messaggio che viene dal voto della Sicilia.


Che cosa sta succedendo Polito?

 

Guardiamo intanto il risultato della tornata elettorale della Sicilia. Il voto è stato abbastanza sviscerato, analizzato, sezionato in diverse sfaccettature. E' evidente a tutti che misurando l'ampiezza dell'astensionismo si colga innanzitutto l'elemento della protesta. Ma io ci vedo qualche cosa di più inquietante, di imbarazzante, di più profondo. Ci vedo una sorta di totale indifferenza. Lo stesso Beppe Grillo ha ottenuto un successo notevole, ma all'interno di quella parte degli elettori che è estremamente politicizzata, cioè quel 47 percento di siciliani che è andato alle urne. Quindi la portata dell'indifferenza totale è talmente ampia che in un certo senso ridimensiona anche lo stesso Grillo.

 

Ma come si spiega una simile situazione?

 

Io ci sto pensando e ritengo che la stretta alla spesa pubblica, la stretta verso le Regioni e le autonomie, messe insieme a tutto quello che sta avvenendo, ha completamente disarmato la politica tradizionale. In altri termini non ci sono nemmeno più promesse da fare, non ci sono posti di lavoro in Regione da offrire e quindi non siamo più solo alla protesta, ma a un atteggiamento di persone che pensano “questo è un altro mondo”, “non sono più affari miei”. Insomma una totale “alzata di spalle”. Questo si vedeva un tempo negli Stati Uniti, quando c'erano le minoranze etniche che non si iscrivevano neppure nelle liste elettorali. Si comportavano, e ancora lo fanno, come verso un mondo estraneo, a cui sono completamente indifferenti.

 

Siamo inevitabilmente alla scontata domanda successiva. Un grande regista di cinema come Pietro Germi sosteneva che “la Sicilia è l'Italia due volte". Quindi il risultato del voto siciliano può esasperare il vero quadro politico italiano, ma non c'è dubbio che questo risultato influenzerà notevolmente il voto di aprile.

 

Questo è indubbio, è inevitabile che questo risultato elettorale influenzerà il voto elettorale di aprile alle politiche italiane. Del resto basta osservare i numeri che escono continuamente dai sondaggi e dagli aggiornamenti dei sondaggi. Se in Sicilia si è visto il record dell'astensionismo, i sondaggi spiegano che ci sono 50 italiani su cento che sono indecisi se andare a votare o no. Si ripetono poi, quasi con valori identici, i valori approssimativi delle forze in campo, con il movimento di Grillo accreditato di una quota che oscilla intorno al 18 percento. Il Partito democratico che è valutato intorno al 31 per cento, la destra, oggi poco configurabile, che però ripete una presenza minore, intorno al 15 per cento. Che cosa c'è di diverso sostanzialmente?