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MANOVRE DX/ Pdl, è scontro tra due "destre": i moderati contro Berlusconi

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Silvio Berlusconi (InfoPhoto)  Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Non c'è dubbio che Alfano come segretario in carica parte in vantaggio: è il più visibile e dispone dell'apparato del partito.

 

Parliamo dell'election day previsto a gennaio. Si voterà in Lombardia, Lazio e Molise. Lei crede che il Pdl farà in tempo a proporsi in modo credibile all'elettorato?

 

Io credo che perderà tutte e tre le elezioni. E' abbastanza facile prevederlo. Rivincere in Lazio mi sembra una impresa disperata, al di là del merito di Fiorito che poi era un ladro di polli. Ma l'impatto di immagine è stato talmente devastante che il Lazio lo vedo perduto. Lo stesso credo anche per la Lombardia. Intanto non  sappiamo se il Pdl andrà al voto unito o diviso. Ad oggi la situazione è che Albertini ci sarà e ci sarà anche la Lega. Quell'elettorato di centrodetra è diviso: se trovano un modo di unirlo, bene. Ma questo potrebbe non bastare, pensiamo all'exploit di Grillo in Sicilia. Quel 18% preso in Sicilia, in Lombardia può anche raddoppiare. 

 

Anche perché il centro sinistra in Lombardia non sembra avanzare candidature di peso.

 

Non credo che il centro sinistra in Lombardia combinerà alcunché.  Bisogna vedere cosa fa l'Udc lombarda. Pensiamo poi che il candidato del centro sinistra alle ultime elezioni si chiamava Penati. Insomma, sono messi male tutti e due gli schieramenti. Io vedo un ottimo piazzamento di Grillo in Lombardia, mentre il centro sinistra nel Lazio ce la può fare. Zingaretti è un candidato molto forte a Roma, avrebbe già vinto le elezioni contro Alemanno. Lui candidato alla provincia, mentre si votava per il comune, prese più voti di Rutelli in città. E' molto radicato e ha fatto bene, gode di un giudizio positivo. Anche qui però non sottovalutiamo Grillo, siamo in pieno terremoto.

 

In conclusione, il futuro del Pdl rimane un punto interrogativo?

 

Il Pdl vive oggi di due opzioni di fondo abbastanza chiare. L'idea di Alfano e di tutti quelli che io chiamo "ministri" del Pdl e anche di An, è che la fuoriuscita dal berlusconismo sia in una direzione neo centrista. Un centro moderato in cui riaprire il dialogo con Casini e ricostruire una cosa di centro destra dove il centro è più importante della destra.

 

L'altra opzione?

 

L'altra linea è simboleggiata dalla Santanchè che in qualche modo è lo spirito originario di Forza Italia:  no tasse, meno stato. Quello che sabato scorso Berlusconi aveva rilanciato, non era solo uno sfogo ma una linea politica concreta. E' pieno di gente al nord che pensa che Monti li ha uccisi, la Merkel li soffoca, Equitalia li strangola. Berlusconi era riuscito magicamente a mettere insieme queste due destre, una moderata e una più agitata. Oggi nel Pdl queste due destre sono divise e le primarie del Pdl sono su questo: quindi è una bella partita fatta di idee politiche e non di conflitti di personalità.



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