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ANTICORRUZIONE/ Sisto (Pdl): frena l'economia e dà troppo potere alle procure

Dopo l’approvazione del Parlamento, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il testo della legge anticorruzione. Ne parliamo con FRANCESCO PAOLO SISTO (Pdl)

Il ministro della Giustizia Paola Severino (InfoPhoto) Il ministro della Giustizia Paola Severino (InfoPhoto)

Dopo l’approvazione del Parlamento, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il testo della legge anticorruzione. Lo si legge in una nota diffusa dal Viminale al termine della riunione avvenuta tra i ministri Cancellieri, Severino e Patroni Griffi sul decreto incandidabilità che il governo ha intenzione di rendere operativo “in tempo utile perché sia efficace in vista delle prossime elezioni”. Nel corso della riunione si è discusso in particolare dei criteri oggettivi da utilizzare per individuare le fattispecie di reato che determineranno l'incandidabilità dei condannati in via definitiva, così come previsto dalla delega attribuita al governo. “L'esecutivo - è stato poi spiegato - intende così anticipare il lavoro di messa a punto del provvedimento che non potrà essere varato dal Consiglio dei Ministri prima che la legge anticorruzione entri in vigore”. IlSussidiario.net ha raggiunto l'on. Francesco Paolo Sisto (Pdl) per commentare le misure stabilite.

Quali crede siano i punti forti della legge?

Credo siano principalmente concentrati nella prima parte, quella riguardante la ristrutturazione in chiave di trasparenza del procedimento amministrativo e dei controlli amministrativi. Una parte senza dubbio positiva che, come tutte quelle che tendono a prevenire i reati, avrebbe dovuto sostenere la seconda parte, quella della repressione penale.

Invece non è così?

I reati contro la Pubblica amministrazione si annidano ovviamente nei procedimenti amministrativi che, quindi, devono essere il più trasparenti possibile per evitare che vi siano delle deviazioni illecite dal principio di buona amministrazione. Detto questo, se viene stilato un forte strumento di prevenzione, che ovviamente non può essere applicato retroattivamente, francamente non mi spiego un successivo fortissimo strumento repressivo.

Come mai?

Perché da premesse di prevenzione accettabili è scaturita una repressione che non esito a definire esagerata. In questa legge la parte penale privilegia un principio in cui personalmente non credo, cioè quello secondo cui una maggiore sanzione equivale a meno reati. Non credo infatti che aumentando le pene i reati possano diminuire, ma anzi sono dell’idea che si debba intervenire su questi attraverso una forte prevenzione e una buona ed efficace applicazione della legge. Questa legge rischia dunque di rimanere solamente di “bandiera”, con dei rischi ulteriori.

Quali?

Innanzitutto quello riguardante il traffico di influenze, una norma penale che in qualche modo punisce non una condotta illecita in quanto tale, ma una sorta di anticipazione possibile di questa. Quindi non solo sanziona troppo presto una condotta che potrebbe diventare illecita, ma risulta anche essere dotata di una grande indeterminatezza.

Cosa intende con “indeterminatezza”?

Che i pubblici ministeri, in questo modo, potranno ipotizzare reati anche in situazioni in cui obbiettivamente risulta difficile recuperare un illecito. Questo ovviamente è un aspetto negativo della norma che non permette di chiarire con precisione quale condotta è consentita e quale invece no. 

Come giudica invece il punto riguardante la corruzione tra privati?