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DIETRO LE QUINTE/ Le mosse di Maroni e dell'Udc per "spaccare" il Pdl

Pubblicazione:lunedì 12 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 12 novembre 2012, 9.06

Il segretario del Pdl Angelino Alfano (InfoPhoto) Il segretario del Pdl Angelino Alfano (InfoPhoto)

Anche il forno della Lega potrebbe però chiudersi di fronte ad Alfano. Questo almeno lascia capire l’annuncio ufficiale venuto da Bologna della candidatura di Roberto Maroni alla presidenza della Regione Lombardia contro Gabriele Albertini, sicuro candidato Pdl, e Umberto Ambrosoli, che ha sciolto la sua riserva e correrà con la sinistra, ma avrà anche l’appoggio dell’Udc. Una grossa delusione per Albertini questa, ma anche un ulteriore segnale che Casini guarda solo ed esclusivamente a sinistra, anche se non accetta un ruolo subalterno al Pd.

Orizzonte nero per il Pdl, quindi, e la necessità di rovesciare il tavolo con qualche mossa ad effetto. Ecco allora l’annuncio del cambio del nome e del simbolo, e la conferma delle primarie. 

Solo sei mesi fa questi tre elementi avrebbero costituito un’autentica rivoluzione per il partito berlusconiano. Oggi, invece, potrebbero non bastare ed in bocca ad Alfano hanno il sapore delle mosse della disperazione. Troppo “vecchio” e “sporco” appare agli elettori l’ex partitone azzurro  (opinione di Berlusconi esposta nello schema sull’ormai famoso tovagliolo di Montecatini), perché possa rinnovarsi passando una semplice mano di bianco sulla sua facciata. Servirebbe qualcosa di molto più profondo, un cambio soprattutto di classe dirigente. Se ne dimostrano consapevoli quanti, come Gianni Alemanno, hanno annunciato che alle primarie non correranno in prima persona, ma si schiereranno a fianco del segretario. 

Ma una scossa potrebbe venire solo da un Renzi di destra, un uomo nuovo che scuota forte l’albero dei moderati. Non possono certo esserlo né Daniela Santanchè, né Giancarlo Galan, né Giulio Tremonti. Neppure Guido Crosetto ha il physique du role. Se una sorpresa ci sarà questa potrà venire o dal formattatore Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, oppure – e va tenuto d’occhio – dal banchiere emiliano Giancarlo Samorì, new entry nella corsa pidiellina. Potrebbero non vincere, ma ridare un bricolo di credibilità al progetto Pdl, o come si chiamerà. Tutto questo sempre che Berlusconi lo permetta e non s’inventi altri predellini oltranzisti, stile villa Gernetto, che farebbero scappare l’ala più moderata del partito verso altri lidi.

 



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COMMENTI
12/11/2012 - oppure (francesco taddei)

una scossa verrà da una bruciante sconfitta. forse allora si ricomincerà a parlare di contenuti e selezione della classe dirigente.