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MONTI/ Non vorrei restare premier. Su evasione e corruzione? E' una guerra

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“Le misure e gli interventi contro la corruzione fanno pensare a una guerra, e in realtà lo è”. Così Mario Monti, nel suo intervento al Financial Times Italy Summit a Milano, ripercorre le diverse tappe di quest’anno di governo, a cominciare dalle misure “per combattere l'evasione fiscale, come il redditometro, il tetto ai pagamenti in contanti”. Secondo il premier “non possiamo avere una società civile senza un abbattimento dell'evasione fiscale. Lo stesso vale per la lotta alla corruzione". E proprio su questo punto, il presidente del Consiglio rende merito alla “determinazione e abilità del ministro della Giustizia, grazie alle quali abbiamo introdotto misure che per la prima volta combatteranno la corruzione secondo standard giudicati soddisfacenti da vari enti europei”. Riguardo la situazione economica, Monti ha poi riconosciuto che la “società italiana ha mostrato un'importante abilità a capire e a fare grandi sacrifici per il suo futuro. Finora non abbiamo visto in Italia grandi manifestazioni di scontento che abbiamo visto invece in altri Paesi di recente", ha detto, spiegando che anche se “abbiamo ridotto i costi della pubblica amministrazione e della politica", ovviamente “per i cittadini niente è abbastanza. Hanno ragione, anche se dobbiamo essere molto duri non dobbiamo diventare populisti". Il capo del governo è tornato poi a parlare di spending review e tagli alla spesa pubblica, sottolineando che la riforma delle pensioni porta all’Italia “risparmi altissimi" che, se nel 2014 saranno pari a 7,6 miliardi di euro, “diventeranno 22 miliardi nel 2020”. Grazie alle misure varate nell’ultimo anno, spiega Monti, anche il debito pubblico italiano, "è cresciuto meno rispetto alla media europea durante la crisi". Proprio le riforme decise hanno infatti permesso di migliorare “le prospettive di crescita, ma non ancora i dati". "Se un anno fa l'Italia fosse affondata – ha detto Monti - avrebbe trascinato con sé anche l'euro". La crescita, dunque, “può tornare non appena sarà risolta la crisi della zona euro. L'Italia non ha grandi squilibri a parte il rapporto fra debito e Pil". 


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