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Politica

SCENARIO/ Napolitano e Casini "preparano" la sconfitta di Bersani

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani (InfoPhoto)Il segretario del Pd Pierluigi Bersani (InfoPhoto)

Da parte sua Napolitano, con il crescere della crisi, ha avuto come principale preoccupazione la tenuta economica e la coesione sociale assumendo una posizione di arbitro con scelte che hanno provocato una non celata irritazione da parte di Bersani. Fu infatti grazie alla preoccupazione del Quirinale per la messa in sicurezza della legge finanziaria che Berlusconi evitò il voto della mozione di sfiducia presentata da Fini nell’ottobre del 2010 ed ebbe il tempo di racimolare una nuova maggioranza per riavere la fiducia in dicembre. Successivamente, dopo che il centro-destra aveva gettato la spugna, Giorgio Napolitano preoccupato di non lasciare il paese allo sbando nel pieno della speculazione che bersagliava l’Italia, non permise né il ribaltone né le elezioni anticipate. È così cresciuto il raffreddamento tra Bersani e Quirinale. Il segretario del Pd fu irremovibile nel respingere la richiesta di affiancare Monti con ministri politici prima e nell’affossare poi anche l’ipotesi di ministri non parlamentari che potessero collaborare con Monti portando la voce dei due principali partiti nel seno stesso del consiglio dei ministri. Bersani scelse la via del massimo disimpegno puntando sulla vita più breve possibile del nuovo esecutivo. Fu la “strana maggioranza” ovvero la formula morotea delle “convergenze parallele” del 1960.

Bersani ha poi continuato a preoccupare per la sua sostanziale sottovalutazione delle scelte che dovrà affrontare il governo italiano nei prossimi anni credendo di poter tenere le redini del Paese facendosi trainare da una muta di cani sensibili a disordinati “richiami della foresta” e con il diritto di veto della Fiom-Cgil. A questo punto le primarie espongono Bersani al rischio di essere platealmente delegittimato se, incalzato da Matteo Renzi, non raggiunge il quorum e viene costretto al ballottaggio (prevedendo il quale il leader del Pd ha fatto modificare il regolamento). 

Come può pensare Bersani di governare in una situazione così complessa e tesa sul piano nazionale ed internazionale con l’appoggio di solo un terzo del paese ed in più spaccato al suo interno tra chi condivide e chi osteggia una politica economica in continuità con Monti? È un problema che, a questo punto, Napolitano lascia al senso di responsabilità dei leader politici e degli elettori. Una recente nota del Quirinale ha infatti bruscamente tagliato la strada all’ipotesi di accorciare di due mesi la legislatura per avere una gestione ancora di Napolitano della nascita del nuovo governo. Nel rifiuto di gestire una crisi di governo a due mesi dalla fine del settennato esiste un illustre precedente: Francesco Cossiga nel 1992 anziché convocare Bettino Craxi per conferirgli l’incarico, convocò i giornalisti per annunciare le proprie anticipate dimissioni. Si concludeva così un anno in cui Craxi aveva sottovalutato gli inquilini in carica a Palazzo Chigi e al Quirinale ed era stata modificata in modo per lui inaspettato e sgradito la legge elettorale.

 

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