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PATRIMONIALE/ Sposetti: Monti ne ha già introdotte due, perché non la terza?

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Migliaia di imprenditori che, nell’immediato dopoguerra, avevano messo in piedi aziende funzionanti, che avevano prodotto benessere e sviluppo, hanno passato troppo spesso il timone a figli o nipoti inadeguati al compito di portare aventi l’impresa di famiglia o del tutto incapaci. Si tratta di un problema tipicamente italiano. E determina una condizione in cui spirito d’impresa del nostro Paese va progressivamente riducendosi.

 

Quindi? Cosa c’entra questo ragionamento con la patrimoniale?

 

Queste persone non hanno alcun interesse a sacrificarsi e faticare perché l’azienda di famiglia continui a progredire, resistere, o ampliarsi. Perché, semplicemente, godono della fortuna ereditata da padri e nonni e vivono in una condizione di agio che li rende sereni. Ebbene, tassare la ricchezza di queste persone, non solo è giusto, ma non contribuirebbe di certo a penalizzare le imprese che dovrebbero gestire.

 

Non crede, in ogni caso, che l’introduzione di una tassa sui patrimoni potrebbe dare una pessima impressione ai mercati finanziari provocando l’ennesimo innalzamento degli spread?

 

Non direi. Se gli spread sono alti dipende, prevalentemente, dall’entità abnorme del nostro debito pubblico. I mercati internazionali temono la nostra insolvenza in ragione dei circa 2000 miliardi di euro che dobbiamo rimborsare. Per placare definitivamente le aggressioni finanziarie contro l’Italia, occorre quindi ridurre drasticamente il debito.

 

In ogni caso, a chi crede che la patrimoniale andrebbe applicata?

 

Credo che i calcoli per stabilire oltre quali fasce di reddito l’imposta sui patrimoni vada applicata spetti a chi si trova al governo.

 

(Paolo Nessi)



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