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LEGGE ELETTORALE/ Spunta il lodo Calderoli, "premietto" al 20%. Ma il Pd non ci sta

Pubblicazione:mercoledì 14 novembre 2012

Roberto Calderoli (InfoPhoto) Roberto Calderoli (InfoPhoto)

Nella infinita discussione riguardo la riforma della legge elettorale spunta il cosiddetto lodo Calderoli, con il senatore leghista ("padre" del Porcellum) che mette sul piatto una nuova ipotesi di mediazione sul nodo riguardante il premio di maggioranza che tanto sta facendo discutere Pd e Pdl. Da una parte la soglia che fa scattare il premio di maggioranza dovrebbe calare dal 42,5% al 40% (ipotesi che piace dunque al Partito Democratico), ma Pdl e Lega non intendono mollare sul cosiddetto “premietto” da assegnare al partito che ottiene maggiori consensi. E qui entra in gioco il lodo Calderoli: Bersani vorrebbe infatti che questo fosse del 30% dei seggi conquistati, mentre la proposta del leghista fissa la quota al 20%. Quindi da una parte, come è stato già praticamente stabilito (anche se informalmente), è previsto l’abbassamento della soglia d’ingresso alla coalizione o lista che ottiene il premio di maggioranza (fissato in tutti i casi al 12,5%), ma dall’altra, nel caso in cui nessuna lista o coalizione arrivi alla soglia del 40%, il lodo Calderoli come detto prevede che i seggi vengano assegnati maggiorati del 20% alla lista che abbia ottenuto la maggioranza dei voti validi espressi. Qui spunta però un nuovo nodo, probabilmente più facile da sciogliere: il Partito Democratico intende fissare il premietto al 30% dei seggi, mentre per il Pdl questo non può essere più alto del 20%. Calderoli, allora, nel tentativo di mediare propone la soluzione del 25% netto. Il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, ha spiegato che “il premietto è già di fatto un regalo. Io sono contrario, ma il 20% è il massimo possibile”, mentre il capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, pur apprezzando “lo spirito” della proposta Calderoli definisce “insufficiente” la quota proposta dal centrodestra che, invece, “deve essere almeno del 30%”. C’è poi il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, che in un colloquio con Repubblica rivela che darebbe “il 10% al partito che vince, senza soglia, e non se ne parli più”. Casini ricorda inoltre che “a luglio l'accordo sulla legge elettorale era fatto. C'era l'intesa che avremmo aspettato settembre per iniziare le votazioni, per non creare fibrillazioni al governo, in modo da approvare la legge nel finale di legislatura. Poi, quello che è successo dopo l'estate, perché alle parole non siano seguiti i fatti, non lo so. Non chiedetelo a me”. 


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