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IL CASO/ "Vendola assolto, il giudice, i pm? Erano tutti amici"

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Nichi Vendola (infoPhoto)  Nichi Vendola (infoPhoto)

Nel caso in cui la sentenza fosse stata sfavorevole a Vendola, probabilmente i pm non avrebbero richiesto un controllo riguardo l’eventuale necessità di un’astensione, ma forse è stata proprio il proscioglimento a farli riflettere. Se però è vero che la Digeronimo era a conoscenza di questi rapporti, tanto che anche lei avrebbe partecipato ad alcune di queste cene, avrebbe potuto certamente porre prima questo problema.

Chiedendo l’autorizzazione al  superiore, il giudice De Felice ha comunque fatto il suo dovere, non crede?

Certo. Dal momento in cui un giudice sceglie di descrivere l’intera situazione al superiore, spiegandogli di essere una conoscente della sorella dell’imputato, pur non ravvisando la necessità di astenersi si sottopone comunque al suo giudizio. Quindi, visto che è stata anche autorizzata a procedere, non credo che si possa dire che la De Felice abbia agito in maniera scorretta. E’ però chiaro che, se il tutto viene reso noto solamente dopo il proscioglimento, vi è un intoppo logico notevole, proprio perché l’intera questione dovrebbe essere di principio e non sottoposta allo svolgersi degli eventi.

Come crede si svilupperà adesso tutta la vicenda?

Innanzitutto credo sia assolutamente necessario fare chiarezza. A un momento di verità giudiziaria, come lo è quello dell’assoluzione, non si può aggiungere uno strascico di sospetti così fitto. Credo però che, se davvero il gup ha chiesto l’autorizzazione a procedere oltreutto ricevendola, tutto il resto probabilmente sarà destinato a cadere. Se il gup avesse omesso le sue conoscenze sarebbe stato certamente diverso e forse saremmo potuti andare più a fondo, ma così non è stato.

 

(Claudio Perlini)



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