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Politica

LEGGE ANTICORRUZIONE/ Pecorella (Pdl): la Cassazione ha fatto bene a "bocciarla"

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C’è il rischio che il più piccolo intervento, anche in buona fede, per far ottenere a qualcuno un posto di lavoro rientri nella fattispecie. Provocherà, quindi, problemi di applicazione. Specialmente, in termini di incremento del potere discrezionale della magistratura. Godendo di ampi margini, il magistrato potrebbe interpretare la presenza del reato in funzione dell’imputato. L’attuale carenza di definizione fa sì che non sia escluso che il singolo magistrato, a seconda delle proprie convinzioni, decida di colpire un determinato parlamentare. Laddove, ad esempio, un pubblico ufficiale lascia intende a un cittadino che pretende di essere pagato, si trova in una posizione di forza tale per cui si tratta già di per sé di una minaccia. Un’altra norma di cui non si sentiva la necessità.

Complessivamente, la legge va nella direzione auspicata?

Credo che le norme che già esistevano fossero ampiamente sufficienti. Aumentare le pene di alcuni reati di 1-2 anni non sortisce altro effetto se non quello di rendere più difficile il patteggiamento e, di conseguenza, di aggravare ulteriormente il carico di lavoro dei giudici.

Inizialmente, nelle intenzioni, la legge avrebbe dovuto ripristinare l’autorevolezza della politica

Diciamo, anzitutto, che neanche la magistratura, attualmente, si trova sugli altari. Ci sono magistrati che troppo visibilmente si schierano politicamente, e altri arrestati per colluzione con gli ambienti malavitosi. Detto questo, la politica non recupererà di certo credibilità con una legge che aumenta le pene. Dovrebbe, invece, cambiare faccia, presentando persone oneste che si dedichino agli interessi del Paese e rispondendo alle sue esigenze.

 

 

(Paolo Nessi)

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