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SEGRETARIO COMUNALE/ Da longa manus dello Stato centrale a punto di riferimento degli enti locali

Pubblicazione:lunedì 19 novembre 2012

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In questo modo, infatti, il Segretario, nominato dal Ministro dell'Interno o dal Prefetto (secondo l'importanza dell'Ente), da figura al servizio dell'Ente locale si trasformava in controllore dello stesso, per conto dello Stato.

Caduto il fascismo e ripristinata l'elettività degli organi di governo degli Enti locali, non vi fu un rinnovamento immediato della disciplina dei Segretari comunali, che continuavano ad essere funzionari statali, nominati dal Prefetto e retribuiti dall'Ente presso il quale prestavano servizio.

 

 

2. Il Segretario comunale e le riforme amministrative degli Anni Novanta.

Per assistere al rinnovamento della categoria, si dovranno attendere gli anni Novanta. 

La Legge 8 giugno 1990, n. 142  non ha accolto la tesi che auspicava la "municipalizzazione" del Segretario, continuando a tratteggiarlo come un funzionario statale, iscritto in un albo nazionale territorialmente articolato.

Il Segretario si collocava al vertice della struttura dell'Ente locale, di cui era coordinatore amministrativo.

Egli doveva operare nel rispetto delle istruzioni impartite dal Sindaco, dal quale era nominato e dipendeva funzionalmente, partecipando (e non più assistendo), ovviamente senza diritto di voto, alle sedute del Consiglio e della Giunta.

La novità non è solo terminologica, ma volta a valorizzare il ruolo e la professionalità del Segretario, che, in aggiunta alle vecchie e nuove funzioni gestionali, mantiene la connotazione di presidio della legalità formale e sostanziale degli atti dell'Ente, intervenendo sulla proposta di loro adozione e nel corso del relativo procedimento con un parere obbligatorio, diretto all'individuazione ed all'eliminazione degli aspetti patologici delle deliberazioni, ferma restando la competenza di controllo esterno dell'apposito Comitato Regionale di Controllo[4].

 

 


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