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SEGRETARIO COMUNALE/ Da longa manus dello Stato centrale a punto di riferimento degli enti locali

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L'art. 53 della Legge n. 142/90 precisava, infatti, che "su ogni proposta di deliberazione sottoposta alla giunta ed al consiglio deve essere richiesto il parere del segretario comunale o provinciale sotto il profilo di legittimità. I pareri sono inseriti nella deliberazione".

Una vera e propria svolta si è avuta con l'emanazione della Legge 15 maggio 1997, n. 127, che ha avuto il merito di rinnovare lo status giuridico del Segretario su più fronti.

Detta legge ha infatti previsto un'autonoma area di contrattazione collettiva sugli aspetti economici e di carriera, ha istituito la Scuola superiore per la formazione e la specializzazione dei Dirigenti della pubblica amministrazione (a cui spetta anche la formazione e l'aggiornamento dei Segretari) ed ha ribadito che detta figura sia di nomina fiduciaria: è il Sindaco a nominarlo e la carica perdura per il durare del mandato del Sindaco medesimo.

Ulteriore novità di assoluto rilievo è il fatto che il Segretario non era più un dipendente del Ministero dell'Interno: pur mantenendo la qualifica di funzionario pubblico, la sua nomina avveniva sulla base di un albo professionale, la cui gestione non era più affidata al predetto Ministero, ma a un'Agenzia autonoma pubblica[5].

Ulteriore novità di assoluto rilievo era quella inerente la soppressione del parere di legittimità del Segretario, che rappresentava una vera e propria attività di controllo.

Quanto sopra corrisponde alla volontà di operare una riduzione dei controlli preventivi di legittimità, culminata con l'abrogazione dell'art. 130 Cost.

 

 

 



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