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SEGRETARIO COMUNALE/ Da longa manus dello Stato centrale a punto di riferimento degli enti locali

Pubblicazione:lunedì 19 novembre 2012

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Il Segretario, pertanto, si pone come organo di raccordo tra l'organo di indirizzo politico e gli organi di gestione, tra le attività dei quali vige il principio di separazione funzionale. 

Detto principio di separazione funzionale, che costituisce uno dei cardini della riforma amministrativa inaugurata negli anni Novanta dalla Legge n. 142/1990, proseguita dalle ed. "Leggi Bassanini" e approdata nel Testo Unico degli Enti Locali n. 267/2000 e nella riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, è stato riconosciuto, quale principio fondamentale (se non addirittura generale, in quanto corollario del principio di imparzialità di cui all'art. 97 Cost.) dell'ordinamento giuridico.

Quanto sopra, trova conferma nel fatto che, secondo l'art. 108, comma 4, del T.U.E.L. "quando non risultino stipulate le convenzioni previste dal comma 3 e in ogni altro caso in cui il direttore generale non sia stato nominato, le relative funzioni possono essere conferite dal sindaco o dal presidente della provincia al segretario".

Sono pertanto potenziate le funzioni di collaborazione, anche propositiva nei confronti del Sindaco e degli organi di indirizzo (Giunta e Consiglio): le sue funzioni consultive, referenti e di assistenza prevalgono rispetto a quelle storiche di verbalizzazione o certificative.

 

4. Il ritorno alle dipendenze dello Stato.

Dal 2010, il Segretario comunale ha con il Comune un rapporto di servizio, ma non un rapporto di lavoro dipendente, che intercorre nuovamente con lo Stato, attraverso il Ministero dell’Interno.

Come anticipato, detto rapporto di lavoro prima intercorreva con l’Agenzia Autonoma per la gestione dell’Albo dei Segretari comunali e provinciali, Ente pubblico istituito dall’art. 17, comma 76, della Legge 15 maggio 1997, n. 127 e soppresso dall’art. 7, comma 31 ter, della Legge 30 luglio 2010, n. 122, di conversione del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, che ha  (ri)trasferito la gestione dell’Albo dei Segretari comunali e provinciali al Ministero dell’interno, ferme restando le sue funzioni, così come acquisite e sopra illustrate.

All’albo medesimo si accede tramite concorso a numero chiuso, posto che il numero complessivo degli iscritti all’Albo non può essere superiore al numero complessivo dei Comuni, ridotto del numero delle sedi unificate[6] e maggiorato di una percentuale determinata ogni due anni[7].

 

 

 

 

 

 


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