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MANOVRE A DX/ Sallusti: Il Pdl si troverà contro una nuova Forza Italia

Un centrodestra che corre alle elezioni di primavera diviso in due liste, il vecchio Pdl da una parte e la nuova Forza Italia dall'altra. Commentiamo ogni ipotesi con ALESSANDRO SALLUSTI 

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Il “vecchio” Popolo della Libertà da una parte, la “nuova” Forza Italia dall’altra, rifondata da Silvio Berlusconi. L’ipotesi di vedere il centrodestra correre alle elezioni di primavera diviso in due liste, recentemente ribadita da Daniela Santanchè, sta ormai assumendo contorni sempre più reali. «E’ lo stesso presidente a dirlo – spiega a IlSussidiario.net Alessandro Sallusti – e rappresenta probabilmente l’unica strada percorribile. E’ necessario prendere atto del fallimento della fusione tra Forza Italia e An che ha non solo paralizzato il partito e creato guerre intestine, ma ha fatto perdere la comprensione stessa del progetto politico».

 

Da tempo si parla di un presunto strappo tra Berlusconi e Alfano, smentito successivamente proprio dal Cavaliere. Cosa ne pensa?


Sono testimone, quasi oculare, dell’affetto che lega Berlusconi ad Alfano. Non credo sia però questo il nocciolo del problema. A mio avviso Alfano sta prendendo una strada che porta lontano da quello che era il progetto iniziale di Forza Italia. Forse lo fa anche in buona fede nel tentativo di salvare il salvabile, ma insiste in progetti di alleanze che sono innaturali con lo spirito che ha animato Forza Italia.

 

Come si presenterà dunque il centrodestra alle prossime elezioni politiche?


Al momento la situazione è talmente delicata e contorta che non è facile fare una previsione. L’attuale Pdl è stato misurato prima alle elezioni amministrative e poi alle regionali in Sicilia, ottenendo i risultati che abbiamo visto, quindi sono i fatti stessi a evidenziare la necessità di un cambiamento radicale. Non credo però che sia importante capire se Alfano starà con Berlusconi o viceversa, quanto più che altro fare chiarezza rispetto alle ipotesi politiche. Che siano alleanze con parte della sinistra, che sia il sostegno a un governo tecnico di emergenza o che sia il rimanere inerti di fronte alle intrusioni dell’Europa, sono queste le cose che gli elettori del centrodestra non capiscono.

 

Crede che le primarie si faranno?


Non ne sono così sicuro. E’ una possibilità che è stata annunciata, ma tra questo e metterle realmente in piedi c’è di mezzo un percorso a mio avviso incompatibile con i tempi necessari e che comporta uno spreco quasi inutile di risorse.

 

Come mai?


Perché molto probabilmente Alfano, avendo a disposizione l’apparato del partito, vincerà le primarie. Mi sembra quindi un esercizio inutile, soprattutto per gli elettori, fare tutto questo teatrino per misurare la forza della Santanchè, di Galan o di Crosetto. Credo che al momento i veri problemi siano ben altri.

 

Secondo lei da quando si può dire che Berlusconi è “stanco” del marchio Pdl?


Credo sia avvenuto almeno un anno e mezzo fa, quando ha preso atto che quella fusione con An fu un’intuizione utile a stravincere un’elezione ma sostanzialmente fallimentare. Questo lo si è misurato sulle tensioni e gli attriti nella maggioranza ma soprattutto sul territorio, dove lontano dai riflettori si sono consumate lotte fratricide che hanno dissanguato il partito, fatto disinnamorare gli elettori e paralizzato l’attività politica. Sul territorio questo si misura ovviamente durante il periodo elettorale, quando si scopre che la gente non ama più il Pdl. Ed è una cosa che non mi stupisce affatto.

 

Neanche dieci giorni fa Berlusconi aveva spezzato una lancia a favore di Monti. Poi, all’indomani della sentenza di condanna, ha addirittura minacciato che avrebbe valutato insieme ai dirigenti del partito se togliere la fiducia al governo. Come interpreta questo comportamento?