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POST ELEZIONI/ Grillo e la "pantofola" non si prendono (per ora)

Pubblicazione:venerdì 2 novembre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Una delle domande che il Movimento 5 stelle si porrà nei prossimi giorni – se già non ha infastidito i sogni d’oro dell’istrione canuto – è proprio il motivo che ha impedito di fare razzia dei nostalgici della politica autentica. Certo proporre un mondo di puri al governo, se forse potrebbe attecchire verso Ginevra, non poteva coinvolgere il pragmatismo del popolo siciliano. E si spera che anche la Milano che votò a 5 stelle scopra la deficienza di un’attività politica i cui apici consistono – durante gli interventi di Mattia Calise al Consiglio Comunale – nel proteggere i poveri quindici platani abbattuti dietro la Stazione Centrale, se non nel propugnare un’idea della classe dirigente tanto pulita, da diventare insipida. Di maestri da cui imparare Milano ne ha fin troppi, non ultimo Marcello Marchesi – il comico che sdoganò la Mondaini e la Loren –, che sulla purezza morale aveva la battuta pronta: «Non esistono innocenti: tutti abbiamo passato un raffreddore a qualcuno».

Il populismo fa la ragazza facile, che prova a consolare l’elettore dopo un tradimento doloroso, consumato dopo la caduta del funambolismo freddo americano-sovietico, durante vent’anni di scontro alla ricerca di un nuovo equilibrio sopra la follia. In fondo, Grillo ha tentato gli Italiani con numeri da burlesque che potessero sedurre chi aspetta di sentire il richiamo della politica; il ruggito del leone di Genova è accattivante e un po’ ammalia. Se tuttavia i partiti sapranno presentare programmi che possano almeno traghettare il paese verso la ricostruzione europea, il populismo fallirà.

Gli elettori sono sul divano e attendono il ritorno della politica: basterebbe uno scampanellio, tanto per avvertire che qualcuno è ancora disposto a spendersi per un paese che non sia preda della turbolenza dei mercati, se non di qualche demagogo da marciapiede. Invece tanti politici si nascondono dietro a un dito e si siedono in poltrona, come i propri elettori latitanti. La palla è dei partiti, tutto il resto è noia: «Avanti il prossimo», sperando che sia politica.



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