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POST ELEZIONI/ Grillo e la "pantofola" non si prendono (per ora)

Pubblicazione:venerdì 2 novembre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Le elezioni regionali in Sicilia sono state un po’ tutto e un po’ nulla, un mare magnum fra test per le prossime politiche, occasioni di focus su una delle grandi “fallite” d’Italia e – non ultimo – il banco di prova di Beppe Grillo. Nei risultati si nasconde il dato della bassa percentuale di votanti, adombrata dall’avanzata dei “5 stelle”: mentre l’armata dei grillini guadagna terreno, fino a divenire il primo partito, si è offerta poca visibilità al dato elettorale fondamentale, che il New York Times (nella sua edizione globale, l’International Herald Tribune) ha evidenziato nel titolo della cronaca sulla tornata elettorale: «La bassa affluenza degli elettori in Sicilia suggerisce la collera verso i politici».

Se l’errore più grossolano sembra ignorare il partito della pantofola (che santifica la domenica e rimane a casa), sarebbe molto più grave non fare uno più uno: la crescita a dismisura dell’astensionismo e il presunto exploit del carro di Grillo – che ora mandano anche email alle redazioni dei media con manuali di comportamento sulle nomenclature del movimento (“non chiamateci grillini”, ecc.) – sono da osservare uniti e non separati, come invece la stampa ha impaginato nei giorni scorsi. Una visione in filigrana dimostra che, se il 53,6% dei siciliani non è andato a votare, chi pensava che la “corazzata Potemkin” di Grillo potesse convincerli ad alzarsi e camminare è stato smentito: un buco nero ha risucchiato ancora più elettori e l’elettorato latitante si è dimostrato tanto più intelligente del condottiero che sbraita dal pulpito, da preferire una cassata “nimby” a una fetta di castagnaccio genovese, che il comico voleva infliggere a suon di spergiuri sullo stato del paese.

Chi voleva votare per i grillini non ha tentennato, ha imboccato in linea retta la cabina elettorale e, se non sta bene offendere chi sceglie un’altra parte politica, per chi vota Grillo non si sprechi l’inchiostro: che ci pensino i politici, per una volta, a dimostrare agli elettori a 5 stelle che possono ancora rispolverare il cervello (Flores d’Arcais incluso). La ragione che ha spinto molti siciliani a restarsene a casa è invece la delusione nei confronti della politica: se il populismo avesse vinto, tanti elettori in crisi d’astinenza sarebbero tornati nelle cabine, ma così non è stato, perché la percentuale di affluenza si è dimostrata la più grottesca degli ultimi anni. Per questo i prossimi mesi saranno più importanti che mai, per dare vita a uno scontro d’idee serio, che porti a fronteggiarsi candidati con un progetto chiaro per la società e per lo Stato. Allora si potrà riportare a votare molti delusi che, di fronte alla politica spiccia di Grillo, hanno preferito un gesto dell’ombrello e una poltrona, piuttosto che sfogare la rabbia su una scheda, per spenderla nell’illusione di una città con le fette di salame sugli occhi, che con due bracciate a dorso sbraita che “ormai la mafia non c’è”.


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