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CARCERI/ Ecco perché nonostante la crisi la legge Smuraglia sarà rifinanziata

Pubblicazione:giovedì 22 novembre 2012

La porta del carcere di San Vittore (Foto: Infophoto) La porta del carcere di San Vittore (Foto: Infophoto)

Nonostante l’ampio favore del mondo politico e le continue sollecitazioni di attenzione ai mille problemi delle carceri, in primis quelle insistenti e ripetute del Presidente Napolitano e non da ultimo l’impegno e i richiami accorati del Ministro Paola Severino, la questione del lavoro non era stata mai affrontata in modo strutturale, aggravando una situazione già allo stremo; nell’ultimo decennio i pochi benefici a disposizione del lavoro, mai aggiornati dal 2002, come il fondo a copertura del credito d’imposta previsto dalla legge Smuraglia, si sono esauriti molto prima del necessario, compromettendo i percorsi di inserimento già avviati e costringendo le imprese più in difficoltà a licenziare i detenuti.
La misura contenuta nella legge di stabilità viene perciò salutata come una svolta epocale, perché stabilizza e incrementa la copertura economica della legge Smuraglia e incentiva imprese e cooperative a investire maggiormente nelle attività produttive intra ed extra murarie, cioè in lavoro vero secondo le regole del mercato, migliorando le condizioni di vita non solo dei carcerati ma anche degli agenti di Polizia Penitenziaria e di tutti gli operatori che a vario titolo lavorano nelle carceri, ai familiari dei detenuti stessi e, più in generale, grazie all’abbattimento drastico della recidiva, portando un beneficio sociale ed economico veramente molto rilevante per tutta la società.
Vale la pena ricordare che secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia, la recidiva in Italia raggiunge circa il 70% tra coloro che hanno scontato la pena in carcere e si attesta al 19% per coloro che hanno potuto beneficiare di misure alternative alla detenzione. Questo significa che dei 66.685 detenuti oggi presenti nelle carceri italiane (fonte Ministero della Giustizia, dato aggiornato al 30 ottobre 2012), dopo la scarcerazione il 70% di loro commetterà almeno un nuovo reato una volta uscito dal carcere (e prima o poi usciranno tutti). 
Il lavoro in carcere invece, quando è lavoro reale con regole di mercato, produce un abbattimento della recidiva che scende mediamente sotto al 5% circa con punte dell’1% quando i percorsi di inserimento lavorativo cominciano all’interno del carcere e proseguono all’esterno con le misure alternative.


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COMMENTI
22/11/2012 - Grazie a Dio (claudia mazzola)

Vado a scuola alla comunità Pinocchio, lì sento testimonianze struggenti e bellissime di questi uomini che hanno a che fare con il carcere e la tossicodipendenza. Il loro desiderio è lo stesso del nostro, non siamo diversi al bisogno, ben venga il rifinanziamento.