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DIETRO LE QUINTE/ La nuova "DC" appesa a tre incognite (e a Monti)

Pubblicazione:giovedì 22 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 22 novembre 2012, 10.26

Luca Cordero di Montezemolo (InfoPhoto) Luca Cordero di Montezemolo (InfoPhoto)

Ma se lo scenario dovesse rimanere quello attuale delle liste bloccate sarebbe davvero problematico mettere d’accordo le diverse anime “tanto a me” e “tanto a te”, io al primo posto e tu al secondo e così via. E poi vi sono tanti altri attori ancora “coperti” che potrebbero essere della partita. Corrado Passera ad esempio lo sarà. Ma se capiamo bene non ha alcuna voglia di fare da reggicoda al presidente della Ferrari che ha scelto di metterci la faccia solo ora, mentre l’ex uomo forte di Banca Intesa i suoi rischi se li è presi già un anno fa, quando lo spread era a livelli da bancarotta, mettendo le mani nella melma, mentre Montezemolo continuava a dispensare le sue ricette perfette e un po' astratte attraverso il think tank di ItaliaFutura.

C’è poi l’incognita di Todi, il gruppo delle associazioni cattoliche che avrebbe enormi potenzialità però stenta a trovare una vera unità di intenti fra chi vedrebbe come naturale un’alleanza col Pd e chi ritiene imprescindibile un raccordo con un Pdl de-berlusconizzato per vincere la deriva a sinistra valoriale e programmatica.

Ed ecco l’ultima incognita: il Pdl con queste strane primarie (un po’ inutili e un po’ folli) saprà uscire dalle secche fornendo almeno una piena legittimazione ad Angelino Alfano? E questi sarà poi capace, almeno a quel punto, di scelte coraggiose, dopo aver visto con i suoi occhi la scena un po’ patetica del capo che chiude i cordoni della borsa ora che non comanda più lui? Ma se anche lo farà temo che sarà ormai troppo tardi. Casini, Montezemolo e Riccardi hanno infatti dei sondaggi che calcolano l’alleanza con il Pdl (anche rinnovato) in valore negativo.

Solo una quota ridotta di elettori dell’ex Pdl accetterebbe infatti il sostegno a Monti e l’alleanza con i “traditori” Casini, Fini e Montezemolo, mentre per converso una quota robusta di elettori moderati non aderirebbe a un’aggregazione “infetta” dal virus del post-berlusconismo. Una discreta confusione, ma purtroppo è la fotografia dell’attuale situazione nel centro e nel centro destra moderato. Dove manca, guardando allo scenario europeo, un partito che si collochi autorevolmente nel solco del Ppe. Tuttavia qualcosa dovrà nascere per forza di cose, sull’onda dello stato di necessità, troppo grande è il bacino d’utenza di gente disamorata dai partiti cui offrire una nuova offerta politica, troppo incombente il pericolo di una deriva alla Beppe Grillo, troppo pressante l’invito della Chiesa a dar vita a una nuova generazione di impegno sociale e politico.  


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