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DIETRO LE QUINTE/ La nuova "DC" appesa a tre incognite (e a Monti)

Pubblicazione:giovedì 22 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 22 novembre 2012, 10.26

Luca Cordero di Montezemolo (InfoPhoto) Luca Cordero di Montezemolo (InfoPhoto)

La convention di sabato scorso “Verso la Terza Repubblica” non è la prima e non sarà l’ultima tappa del cosiddetto cantiere dei moderati. L’enorme incognita che pesa su tutti questi movimenti, la legge elettorale, rende paradossalmente prematuro ogni discorso sebbene la logica faccia dire l’esatto contrario, che il tempo stringe e che siamo al limite per potersi ancora inventare qualcosa. Non si sa ancora come andremo a votare, e non si capisce nemmeno se l’accelerazione avallata dal Quirinale del voto a marzo per le Regionali sia destinata a segnare finalmente la svolta nella eterna e infruttuosa trattativa fra i partiti, o soltanto la precipitazione verso le urne senza paracadute, ossia con questo orrendo sistema di voto.

E dunque, vista l’incognita della legge elettorale, non si capisce nemmeno se le tante velleità in campo sul versante dei moderati – bruttissima parola, ma non esistono sinonimi altrettanto esplicativi – siano destinate a federarsi o a combattere ognuna per sé. Bisognerà infatti vedere se verrà introdotta una soglia di sbarramento e quale, e se verrà dato un premio al primo partito, come chiede il Pd, incentivando le aggregazioni. Nel dubbio i competitor che intendono proporsi al centro dello schieramento pian piano stanno iniziando a mettersi alla prova guadagnando per qualche giorno le prime pagine dei giornali. Tuttavia dopo l’iniziativa dell’Udc a Chianciano a settembre, che lanciò l’idea di una lista per l’Italia incontrando l’adesione di varie personalità del mondo cattolico e di questo governo tecnico, neanche Montezemolo mostra di avere la forza del cosiddetto “federatore”.

Quando ci provò l’Udc, mister Ferrari non aderì e i suoi uomini definirono “docili tonni finiti nella rete” i tanti esponenti che avevano aderito all’iniziativa. Ora che ci ha provato lui ha dovuto registrare a sua volta assenze importanti: nessun ministro, tranne Riccardi, fra quelli potenzialmente interessati; non c’era nemmeno Emma Marcegaglia, non c’era Diego Della Valle, non c’era Oscar Giannino con “Fermare il declino” e c’era solo Andrea Olivero delle Acli (oltre a Raffaele Bonanni in platea) fra gli aderenti al gruppo di Todi, molto prudenti se non freddi nella parte restante.

Più che un problema di contenuti (il discorso di Montezemolo poteva averlo scritto tranquillamente Casini) è un problema di sondaggi, di sopravvalutazione o sottovalutazione dei singoli apporti, a seconda se siano i propri o quelli degli altri. Un po’ come la stucchevole storia della rottamazione che monopolizza il dibattito nel Pd. Ancora una volta, a costo di annoiare, il nodo è la legge elettorale. Posto che entrambi (Casini e Montezemolo) sono per Monti e per continuare la sua agenda e posta la assoluta compatibilità programmatica fra loro, se la legge elettorale consentirà le preferenze o l’alleanza fra liste diverse sarà la libera scelta degli elettori a decidere chi avrà più filo da tessere, attraverso i voti riportati dal singolo candidato o dalla singola lista.


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