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SCENARIO/ C'è un "patto" Grillo, Monti, Casini per non far votare gli italiani

Pubblicazione:domenica 25 novembre 2012

Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto) Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

La logica economica, che rende i Paesi responsabili dei propri debiti di fronte al mercato e alle grandi istituzioni finanziarie che fanno il bello e il cattivo tempo sulla credibilità delle economie nazionali, si è imposta sino a rendere praticamente impossibili politiche economiche che non fossero una pura applicazione delle direttive delle tecnostrutture chiamate a governare il mondo. 

Tutte le autorità sovranazionali che decidono concretamente del nostro destino, dalla Bce alla Commissione e al Fmi, non hanno alcun vincolo esterno che autorizzi almeno a discuterne le conclusioni. Sono autolegittimate, autoreferenti e prive di ogni parvenza di legittimazione democratica, e tuttavia il sistema mediatico italiano in ogni occasione ribadisce con toni catastrofici che se non si seguono le direttive comunitarie e quelle del Fmi, si rischia di piombare nella miseria e nella disperazione del popolo greco, additato come l’emblema dell’inefficienza della politica. 

Nonostante le dichiarazioni degli esponenti del Pd, non è chiaro neppure oggi se si vuole andare davvero a un riscatto della politica nei confronti del primato dell’economia e della tecnocrazia. La nascita di movimenti di puro sostegno al governo Monti e un partito come quello di Casini, che ha come programma la continuità e l’applicazione della cosiddetta agenda Monti, riducono tragicamente lo spazio politico entro cui avverranno le prossime elezioni nazionali.

Come alcuni commentatori fuori dal coro hanno denunciato, il governo dei tecnici di Monti è stato tutt’altro che tecnico e ha contribuito ad accentuare le disuguaglianze sociali del nostro Paese. Presentarlo adesso come una necessità che non lascia alternative significa praticare di fatto la più potente antipolitica che si possa immaginare. L’idea che lo sfascio del cosiddetto sistema politico richieda di ridurre le elezioni a una pantomima per rendere necessario il reincarico di Monti è uno sfregio alla democrazia più grave e più pesante di quello che rappresenta la linea puramente protestataria dei movimenti che si sviluppano fuori dal sistema tradizionale.

L’antipolitica dei movimenti è alimentata direttamente dall’antipolitica delle classi dirigenti che tendono a rappresentare il popolo come una massa di ignoranti e di incapaci. Invece, la politica è stata cioè sin dall’origine uno spazio in cui classi e categorie sociali differenti hanno trovato nella discussione pubblica un punto trasparente di compromesso e di equilibrio. La tecnocrazia è il contrario di questa ispirazione originaria, giacché tende a consegnare tutto il potere a un piccolo settore della società che detiene la maggior parte della ricchezza e che ottusamente pensa di poter fare a meno della partecipazione attiva del demos.

Per questo è necessario che ciò che ancora appare come uno strumento di partecipazione, sia utilizzato come occasione per condizionare tutte le fasi successive che porteranno alle elezioni generali. Nel tentativo di introdurre alcune innovazioni nel funzionamento dei partiti, le primarie possono essere infatti un utile strumento di mobilitazione. Tutto ciò che porta gli italiani a discutere di politica e che attribuisce poteri di scelta a ciascun cittadino è certamente la strada da seguire per uscire dalla palude in cui ci troviamo.  



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COMMENTI
25/11/2012 - Grillo (Diego Perna)

Quanto scrive il prof. Barcellona è vero, io Grillo non lo metterei come anti politico nel senso di Monti e Casini, a me pare che se dei cittadini comuni arrivino alle amministrazioni perchè sono stati votati , vedi assemblea reg. Sicilia non sia anti politica , anzi. Per il resto non si può non condividere l' analisi del Prof., le conseguenze che stiamo pagando sono solo sulle spalle della gente comune, e non mi riferisco solo al disagio economico, che comunque è ciò che più facilmente si manifesta. Buona Domenica P.s. Come dice qualcuno , sarò un realista intristito, ma chi non commenta , anche probabilmente, serve a ben poco, e non si sente provocato da quanto gli accade intorno, secondo me è anche più intristito oltre che sfiduciato, oppure si trova dall' altra parte della "barricata"