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SCENARIO/ C'è un "patto" Grillo, Monti, Casini per non far votare gli italiani

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

L’antipolitica sembra in questa fase della nostra storia la parola chiave per rappresentare le ragioni diffuse della crisi del nostro sistema politico. Ogni giorno da qualche parte si discute dell’incapacità dei partiti attuali di autoriformarsi per cercare di corrispondere adeguatamente ai mutamenti della nostra epoca. Si sottolinea il progressivo disinteresse degli elettori e il minaccioso aumento dell’astensione dal voto. 

In questo scenario da ultimo si è inserito lo straordinario successo del M5S che attacca l’intero sistema dei partiti e ne auspica la scomparsa in una società restituita finalmente alla propria originaria “liquidità”. All’ondata dei contestatori radicali di Grillo si aggiunge la penetrazione nel mondo giovanile di una filosofia anarcoide che si propone di fare esplodere il sistema utilizzando tutte le crepe che si formano negli interstizi. 

È tuttavia paradossale che per uscire da questa situazione si proponga una linea sempre più forte e variamente sostenuta di riproposizione di Mario Monti alla guida di un governo assai simile all’attuale, e cioè qualificato come tecnico perché libero di agire fuori da ogni ricatto dei partiti. 

Io non so quanti si siano resi conto che, al di là dei meriti o demeriti dell’attuale governo, stiamo vivendo ormai da mesi in uno stato di vera e propria sospensione della democrazia in cui il popolo - che sia pure nelle forme previste dalla legge dovrebbe essere il titolare ultimo di ogni potere decisionale - è in realtà ridotto a un insieme di gruppuscoli frantumati che lottano per i propri interessi particolari. 

Penso che questa rappresentazione che ho così sommariamente riassunto e che attribuisce principalmente agli stessi attori politici la causa del loro declino inarrestabile sia una falsificazione della realtà. Sono convinto, al contrario, che l’antipolitica è una strategia perseguita dalle classi dominanti e dall’establishment intellettuale, economico e sociale dei Paesi occidentali dopo la caduta del Muro, nata dalla necessità di inaugurare un nuovo ciclo del capitalismo in cui i ceti popolari e le parti più deboli della società avessero sempre meno peso nella distribuzione della ricchezza. Sarebbe il caso di approfondire come, subito dopo la caduta del Muro, in Europa si è diffusa una visione neoliberista tutta tesa a lasciare il campo al mercato e a stimolare una visione ultraindividualista che riportava le logiche profonde dell’edonismo reganiano. 

Nell’offensiva neoliberista trionfa appunto l’individuo “senza qualità”. Si proclama la fine della storia e di ogni ideologia, mentre di fatto si introduce nella psicologia di massa una ideologia più subdola e più apparentemente dissimulata che è quella che assegna a ciascun individuo il compito di realizzarsi nella competizione selvaggia con chiunque altro incontra nel lavoro e nella vita, e che pone il denaro come unica meta da conquistare attraverso la propria attività. 



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COMMENTI
25/11/2012 - Grillo (Diego Perna)

Quanto scrive il prof. Barcellona è vero, io Grillo non lo metterei come anti politico nel senso di Monti e Casini, a me pare che se dei cittadini comuni arrivino alle amministrazioni perchè sono stati votati , vedi assemblea reg. Sicilia non sia anti politica , anzi. Per il resto non si può non condividere l' analisi del Prof., le conseguenze che stiamo pagando sono solo sulle spalle della gente comune, e non mi riferisco solo al disagio economico, che comunque è ciò che più facilmente si manifesta. Buona Domenica P.s. Come dice qualcuno , sarò un realista intristito, ma chi non commenta , anche probabilmente, serve a ben poco, e non si sente provocato da quanto gli accade intorno, secondo me è anche più intristito oltre che sfiduciato, oppure si trova dall' altra parte della "barricata"