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CONFRONTO RENZI-BERSANI/ Una serata tra amici fuori dal Paese reale

Pubblicazione:giovedì 29 novembre 2012

Il confronto tv tra Bersani e Renzi (InfoPhoto) Il confronto tv tra Bersani e Renzi (InfoPhoto)

Alla fine sembravano tutti contenti e felici. Dopo il ballottaggio entreremo nelle festività di Natale, anche se spenderemo la “tredicesima” in tasse e bollette, cariche di accise. Pier Luigi Bersani si è scusato persino con il suo parroco per uno sciopero dei chierichetti. Matteo Renzi, che pensa di giocare (e qualche volta ci riesce) il ruolo “provocatore”, spesso cade nel ruolo di noiosa zanzara che punzecchia qua e là, ma si riduce a essere un fastidio, perché ribadisce sempre la sua fedeltà al Bersani vittorioso. 

E poi la Rai. Che grande festa, che grande successo! La Rai, dopo la trasmissione dei “pacchi”, di primissima serata, si è riappropriata del “duello finale” del ballottaggio sulle “primarie” del centrosinistra. Urca! Pensano di aver vinto una partita storica, perché lo hanno continuato a ripetere. 

Indubbiamente, in questo clima di fuga dalla politica, di astensionismo ribadito e di grillismo rampante, le “primarie” del centrosinistra sono state, in queste settimane, un successo e sono sembrate anche vere, favorendo una partecipazione indubbiamente rilevante. Ma il ballottaggio finale è apparso un’appendice scontata e anche in un certo senso, tra un salamelecco e una punzecchiatura, oppure un’impuntatura, quasi la “fiera del politicamente corretto”. In un’ora e mezzo di trasmissione, la parola “austerità”, cioè la “politica di austerità” del governo Monti, per cui i supporters del Pd facevano i caroselli di festa per le strade, è stata pronunciata due volte: una volta da Bersani (con una critica garbata ma ferma) e una volta da una supporter periferica, quando la trasmissione ha rispolverato i vecchi contatti alla “Campanile sera”. 

La parola “magistratura”, con tutto quello che è accaduto a Taranto, nel contenzioso del Quirinale fino a fare diventare il pm Antonio Ingroia un “guatemalteco”, è stata sfiorata una volta. Sul bilancio di un anno di “governo dei tecnici”, sui dati finali, sull’Europa, che infila summit flop a raffica, si è sorvolato con area rassegnazione tra speranze, illusioni e dichiarazioni di europeismo. Poi c’è stata tutta una distinzione tra le future alleanze, con un Bersani ecumenico, sia verso Vendola che verso Casini, mentre Renzi batteva la strada dell’ortodossia. 

Adesso si disputerà su chi ha vinto e qualcuno avrà pure il coraggio di dire che “hanno litigato” o si sono confrontati in modo serrato. In realtà, l’impressione che davano i due contendenti finali, al termine delle “primarie” era quella di accontentarsi di aver vinto, in un certo senso, tutti e due. Pier Luigi Bersani ha ribadito il suo ruolo di segretario “storico” e Matteo Renzi, in tutti i casi, ha vinto lo stesso - anche se domenica perderà il rush finale - perché ha ottenuto la leadership del 40 percento dell’area elettorale di un partito. 


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COMMENTI
29/11/2012 - che diranno.... (francesco taddei)

i democratici e il popolo di centrosinistra quando tra qualche mese il governo monti-bersani ci imporrà la patrimoniale sulla prima casa che ci chiede l'europa?