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BALLOTTAGGIO PRIMARIE 2012/ Barcellona: vi spiego l'inganno di Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Anche i vecchi dirigenti del Pci, quando andavano nelle scuole di partito suggerivano ai giovani militanti che le nuove leve dovevano bombardare il quartier generale per consentire il rinnovamento ma allora quelle parole, che ho spesso sentito pronunciare, non avevano nulla di sacrilego bensì incitavano ad una più forte passione politica capace di misurarsi anche con l’azione. Oggi il mondo di Renzi mi pare anni luce distante da quello che è stato il mondo tradizionale, dove si è via via evoluto l’attuale Partito democratico. Per questo non ho esitazione a dire che se lo spirito di Renzi dovesse pervadere l’elettorato di sinistra sarebbe di fatto segnata la fine del Pd.

Nella prospettiva renziana non ci sono discriminanti identitarie, non c’è un vero progetto politico articolato per i vari grandi settori della vita collettiva, nessun progetto di scuole e università né di mercato del lavoro. Il movimento dei giovani fans di Renzi assomiglia a un continuo andare e venire nella stessa piazza grande, senza fermarsi a scambiare giudizi e valutazioni e senza darsi appuntamenti per i giorni a venire. 

Decifrare qual è l’effettivo collante che unifica gli elettori di Renzi non è semplice, giacché non si tratta né di un’idea né di una meta ideale, ma fa pensare piuttosto al movimento dell’agitazione ritmica che si realizza nelle grandi discoteche dove si producono contatti ma non si creano rapporti. La supponenza e l’arroganza con la quale spesso Renzi e i suoi sostenitori rispondono alle domande loro rivolte danno l’idea di una sorta di razzismo implicito in una visione malcelata della propria superiorità. Ma proprio se si guarda a tutti questi aspetti ci si accorge che tutto ciò che questo mondo rappresenta è costruito su una sorta di vuoto pneumatico che può sparire da un momento all’altro. 

Nell’intervista a Fazio, Bersani ha affermato una grande verità: i partiti e le associazioni sono le vere infrastrutture civili di un Paese e perciò debbono essere stabili e capaci di accogliere tutto ciò che vive e si muove attorno a loro. Per dirla con una battuta, il movimento di Renzi mi sembra privo di infrastrutture sociali e politiche. Il riferimento alla rete, che per molti versi rappresenta una capacità innovativa della comunicazione, ne costituisce anche il limite profondo perché oscura il bisogno reale degli esseri umani di trovarsi di fronte ad interlocutori in carne e ossa tutte le volte che soffrono una perdita, una umiliazione o un disagio. 

È proprio qui che secondo me si deve misurare la capacità di Bersani di saper transitare questo popolo variopinto verso i solidi obiettivi che egli ha additato nel corso della campagna elettorale. Non è un’impresa facile perché Bersani è uomo di carattere molto fedele alle proprie convinzioni e indisponibile certamente ai piccoli giochi a cui era abituata la vecchia casta: tu vai al Senato, tu vai al Csm, tu ti occupi dello spettacolo, e così via. Bersani deve provare a mettere in atto quello che non gli è proprio congeniale, e cioè fare un appello agli elettori del Pd col tono di verità e di condivisione che solo le persone ricche di spontanea umanità sanno manifestare. Bersani dovrà indicare anche agli elettori di Renzi che la posta in gioco di non cancellare la parola “lavoro” dal vocabolario politico non è un fatto di sinistra, ma di civiltà. 

 


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COMMENTI
30/11/2012 - non condivido niente! (emanuele siri)

Bersani non è ne meglio ne peggio di Veltroni, Prodi e compagnia bella: tutte ottime persone ma che negli ultimi 15-20 anni non sono state in grado di attuare una politica vera da opporre ad un Berlusconi che ha potuto fare sempre e comunque i suoi comodi. Bersani vincerà, di 2-3 punti max e quelli che non saranno andati a votare se ne rammaricheranno: continueremo sulla stessa fallimentare strada che abbiamo intrapreso. Appuntamento alle prossime primarie!...o forse no? io ci spero ancora.

 
30/11/2012 - W il movimentismo! (marelia gabrinetti)

In un'Italia paralizzata e ingessata nel suo dibattito politico da almeno 10 anni, finalmente, forse proprio grazie a Renzi, il PD, finalmente, va alla resa dei conti. C'è solo da augurarsi che vinca Renzi queste benedette primarie. Il confronto con Bersani in televisione ha permesso ai più di riappassionarsi ad un dibattito politico che deve avere i toni della civiltà. E per il PD è stato un successo a prescindere. In molti rimproverano al sindaco di Firenze molte cose: giovanilismo, scarsa esperienza, vaghezza di contenuti tra le altre. Ma ci fosse un Renzi di destra!! Dov'è?? stiamo ancora aspettando... nel frattempo le politiche si avvicinano a grandi passi e il popolo del Pdl, sempre più disorientato, guarda sgomento l'eventuale ricandidatura del suo fondatore. La storia insegna che le mete, anche quelle più ambiziose, si conquistano perchè ci sono uomini e donne che osano, che si "armano" e "partono". Certo, all'inizio il progetto è delineato a grandi linee e magari sono proprie quelle che non piacciono. Ma diceva Romain Rolland: "En agissant on se trompe parfois, en ne faisant rien, on se trompe toujours". In altri termini: ben venga la scossa Renzi.

 
30/11/2012 - non concordo (francesco taddei)

Bersani oltre ai voti dei cittadini aveva l'appoggio dell'apparato di partito. Renzi trova consenso maggiormente tra quelli fuori dal partito. quindi qualora avesse vinto si sarebbe trovato con un apparato interno ostile e non avrebbe avuto la forza per riformare un intero partito.