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LEGGE ELETTORALE/ Ignazi: è troppo tardi, un accordo non fermerà Grillo

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Il problema è che si tratta di differenze piuttosto importanti. Raggiungere un punto di incontro a tutti i costi potrebbe inevitabilmente produrre un testo confuso e raffazzonato. Credo che ci sia la consapevolezza del fatto che dar vita ad una riforma decente sia un’impresa più ardua del previsto.

Altro fattore del quale si discute (e che secondo il sondaggio di Mannheimer sarebbe gradito solamente al 36% degli italiani) è l’introduzione di un premio di maggioranza anche nella nuova legge elettorale

Va da sé che andrà a vantaggio di chi arriverà primo alla competizione elettorale. Quindi, è facile comprendere come possa volerlo chi presume di vincere. Detto questo, personalmente lo ritengo una distorsione della rappresentanza popolare inaccettabile.

Crede che sulle preferenze, invece, si troverà un accordo?

Spero e credo di no. Reintrodurle ci farebbe ripiombare in un passato dal quale, per fortuna, ci siamo allontanati. Ricordiamo che il sistema proporzionale con le preferenze comportò clientelismo, infiltrazioni e una presenza di interessi organizzati ben più potente di quella attuale.

Se si lascia tutto invariato, il sentimento dell’antipolitica potrebbe montare sopra i livelli di guardia?

Francamente, penso che difficilmente si possano superare gli attuali livelli di sfiducia nei confronti della politica. Con o senza la riforma della legge elettorale cambierà ben poco. L’ostilità ai partiti tradizionali, ormai, è un treno in corsa che procederà ancora a lungo e senza freni.

Eppure, secondo Mannheimer ben il 45% degli elettori la considera una priorità per il Paese. Crede che per l’opinione pubblica varare o meno una riforma del sistema elettorale sia così indifferente?

Indubbiamente è ritenuta una cosa importante. Ma fino a un certo punto. Molti elettori, magari, si ricordano che da tempo la politica ha promesso di varare una riforma entro la legislatura ma che, finora, non ci è ancora riuscita. Ma ritengo che si tratti solamente di uno dei tanti fattori legati all’incapacità della politica di cui i cittadini hanno consapevolezza e, sicuramente, non il più decisivo. 

 

(Paolo Nessi)

 



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