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LEGGE ELETTORALE/ Ignazi: è troppo tardi, un accordo non fermerà Grillo

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Il dibattito sulla legge elettorale sembra quanto di più estraneo possa esserci alle esigenze e alla vita reale dei cittadini. Eppure, i suoi connotati definiscono le circostanze in cui la politica si troverà a dover concretamente operare. Contribuiscono, quindi, a mettere il Parlamento nelle condizioni di rispondere ai bisogni effettivi degli italiani. Sarà per questo che l’opinione pubblica sembra, a dispetto del tema trattato, sempre più consapevole della sua importanza. Secondo un sondaggio commissionato da Il Corriere della Sera all’Ispo di Renato Mannheimer, ben il 45% dei cittadini ritiene che una riforma vada varata subito. I partiti sembrano pensarla diversamente. Alcuni scogli apparentemente insormontabili, quali la reintroduzione o meno delle preferenze, l’adozione di un sistema proporzionale o maggioritario, o del premio di maggioranza fanno sì che le forze maggiori non siano ancora riuscite ad accordarsi. Abbiamo chiesto a Piero Ignazi, professore di Politica comparata presso l’università di Bologna, quali scenari si prefigurano.

Crede che i partiti riusciranno a trovare un’intesa entro la fine delle legislatura?

E’ una domanda, come si suol dire, da un milione di dollari. L’impressione, infatti, è che i partiti si trovino attualmente in una fase di stallo. In particolare, come è noto, il Partito democratico è da sempre favorevole ad un sistema maggioritario e a doppio turno mentre il Pdl è sempre stato contrario. Anche se, a dire il vero, non è ben chiaro quale sia, effettivamente, il modello che preferisce.

Perché il Pd preferisce il maggioritario?

Perché, semplicemente, si è reso conto del fatto che si tratta di un sistema che, elettoralmente, laddove associato al secondo turno, lo ha sempre premiato. In generale, gli ha sempre garantito, cioè, differenziali più alti rispetto al proporzionale; e di ottenere, al secondo turno, consensi più elevati rispetto al proprio bacino di utenza iniziale mentre il centrodestra non è mai riuscito ad andare al di là della somma dei voti dei singoli partiti.

In ogni caso, queste diversità di vedute potrebbe essere sufficienti a far persistere i partiti nella fase di stallo?



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