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LISTE PULITE/ Incandidabilità in Parlamento: ecco chi sarà escluso

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Il decreto sulle cosiddette "liste pulite" fa un nuovo passo in avanti: il ministro Cancellieri promette che sarò pronto ed esecutivo prima delle prossime elezioni, quelle di aprile. In tal modo si bloccheranno tutti gli indesiderati del parlamento, coloro che questo decreto si propone appunto di non far più votare e quindi eleggere. Una decina di articoli, pare, curati personalmente dal prefetto Bruno Frattasi capo ufficio affari legislativi de ministero dell'interno. Bozza pronta dunque come conferma lo stesso ministro degli interni Anna Maria Cancelleri. In settimana è poi previsto un incontro con il ministri Severino e Patroni Griffi per chiudere il tutto. Tra quindici goroni se non ci saranno ulteriori intoppi si approda al consiglio dei ministri e quindi in fase finale al parlamento per il voto. Un rush finale dunque per poter andare alle prossime elezioni con le nuove regole: secondo indiscrezioni il governo sempre prima delle elezioni vuole approvare anche nuove norme sulla trasparenza e sulla incompatibilità degli incarichi dirigenziali. Ecco qualche esempio di cosa si intende: chi è stato assessore in un qualche comune per un anno non potrà assumere un incarico da dirigente nello stesso ente pubblico. Naturalmente c'è il problema che i partiti solitamente presentano le loro liste entro 45 giorni dal voto il che significa che non si potrebbe fare in tempo ad approvare tutto prima che qualcuno di "indesiderato" finisca in lista. Frattasi dice che spera nel buon senso dei partiti che dovrebbero decidere da soli chi non è degno di essere votato. Ed ecco chi non potrebbe candidarsi: tutti coloro che hanno subito condanne definitive superiori ai due anni per reati di grave allarme sociale e contro la pubblica amministrazione. C'è da capire che valore abbia il patteggiamento, visto che, spiega Frattasi, nel nostro ordinamento esso è paragonato alla condanna definitiva. E da decidere è anche per quanto tempo la persona non potrà candidarsi. Questo perché se un condannato non ha subito l'interdizione dai pubblici uffici prima o poi potrà candidarsi di nuovo. 


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