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LEGGE ELETTORALE/ Pasquino: così i partiti vogliono togliere potere agli elettori

I tempi stringono, eppure un sostanziale accordo riguardo un’eventuale riforma della legge elettorale appare ancora lontano. Ne parliamo con il professor GIANFRANCO PASQUINO

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I tempi stringono, il dibattito è nel vivo ormai da mesi, eppure un sostanziale accordo riguardo un’eventuale riforma della legge elettorale appare ancora lontano. Il centrodestra (compreso Berlusconi) sembra unanimemente convinto a volersi tener lontano dall’attuale Porcellum, mentre il Pd, nonostante annunci e dichiarazioni, dovrà accettare a malincuore una nuova riforma che, ironia della sorte, probabilmente non gli offrirà la possibilità di governare senza dover fare coalizioni dopo il voto. Un altro nodo da sciogliere è poi quello riguardante il premio di maggioranza e dell’eventuale soglia per farlo scattare, uno degli argomenti di cui abbiamo parlato con Gianfranco Pasquino, docente di Scienza politica presso l’Università di Bologna.

Professore, crede che alla fine l’intesa tra i vari partiti verrà raggiunta?

Il mio giudizio è che non arriverà alcuna intesa, se non su revisioni di minima importanza. Credo però che revisioni fatte con il solo obiettivo di favorire l’uno o l’altro partito non possano produrre una buona legge elettorale.

E’ quindi d’accordo con Giovanni Sartori, secondo cui i partiti non stanno cercando di fare il bene del Paese ma solamente di salvarsi la pelle?

Su questo non c’è alcun dubbio: il problema è che non vogliono solamente salvarla, ma anche lucidarla e se possibile ingrassarla ulteriormente. In tutti i casi, di certo non intendono dare maggiore potere agli elettori.

Cosa pensa delle intenzioni dei vari partiti, dal proporzionale più o meno puro al mantenimento del Porcellum?

Entrambe le soluzioni andrebbero scartate, sia a livello generale che per l’attuale situazione italiana. Il Porcellum deve essere totalmente abbandonato, mentre il proporzionale senza soglia di sbarramento sarebbe un disastro.

In che modo dovrebbero muoversi quindi i partiti?

Dovrebbero smetterla di produrre chissà quali pensate ma limitarsi a scegliere tra il sistema elettorale francese, a doppio turno in collegi uninominali, e quello tedesco che, così com’è, prevede la soglia del 5%. Questi sono i due sistemi elettorali che in Europa funzionano meglio, quindi non c’è ragione per cui non debbano andare bene anche nel contesto italiano.

Cosa può dirci riguardo il premio di maggioranza?