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LISTE PULITE/ Cossiga: come nel '93, un altro suicidio della politica

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Entro al massimo 15 giorni, le norme che prevedono l’incandidabilità per chi è stato condannato potrebbero essere emanate attraverso un decreto legge. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri sta lavorando, assieme ai colleghi titolari della Giustizia (Severino) e della Pubblica amministrazione (Patroni Griffi) a un testo composto, per ora, da dieci articoli che dovrebbe vedere la luce definitiva prima della fine della legislatura. La bozza prevede, in particolare, che non possa candidarsi a cariche pubbliche chi abbia subito condanne definitive superiori ai due anni per reati di grave allarme sociale e contro la pubblica amministrazione. L’idea è quella di ampliare il ventaglio dei reati che rientrino in queste fattispecie e, per alcune violazioni, di impedire la candidatura già alla sentenza di primo grado. Abbiamo chiesto a Giusepppe Cossiga, esponente del Pdl in commissione Giustizia alla Camera, come valuta l’operazione “liste pulite”.  

Come giudica il provvedimento che il governo sta mettendo a punto? 

Avere liste pulite, effettivamente, rappresenta un’esigenza degli elettori e, indubbiamente, pone un problema di natura politica. Tuttavia, non credo che affrontare la questione attraverso l’emanazione di una legge sia il metodo corretto. Il nostro ordinamento, infatti, già prevede dei casi in cui il condannato sia interdetto dai pubblici uffici. Sarebbe sufficiente modificare il codice penale per introdurre altri reati cui conferire tale pena accessoria. Così facendo, si eviterebbero i rischi insiti in una legge del genere.

Quali rischi?

Interventi varati sull’onda di percezioni talvolta corrette e talvolta condizionate da quanto si legge sulla stampa destano sempre qualche preoccupazione. Siamo in un Paese in cui parte della magistratura fa politica attraverso sentenze di primo o secondo grado, avvisi di garanzia, carcerazioni preventive o rinvii a giudizio. Il provvedimento di cui parliamo non farebbe altro che conferirle ulteriore discrezionalità rispetto alla scelta di chi ha il diritto di candidarsi e chi no. La politica rischia di suicidarsi come nel ’93 quando, influenzata da un sentimento dell’opinione pubblica estremamente ostile, pensò di salvarsi rimuovendo l’istituto dell’immunità parlamentare.

Quindi?



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COMMENTI
06/11/2012 - Immunità come nella Ue (Carlo Cerofolini)

Condivido, però per far sì che la politica possa ritornare ad esplicare liberamente le sue funzioni, senza diciamo condizionamenti esterni, occorre che i parlamentari italiani godano della stesse garanzie (immunità) di cui si avvalgono i parlamentari europei.

 
06/11/2012 - LISTE PULITE/ Cossiga: come nel '93, un altro suic (alberto servi)

Certamente ma non basta. Mi riferisco agli "ELIGENDI", che chiedono il voto a noi cittadini-elettori e non offrono alcuna seria credenziale. Espongono solamente il loro curriculum così come per cercare un lavoro. Una sola parvenza di selezione la fa il partito che lo presenta. Quello di cui l'ELETTORE non è avvertito sono gli elementi di base che definiscono l'idoneità dell'individuo che si offre per operare nelle istituzioni per il bene pubblico. La sua cultura, la sua attività professionale, la sua visione della società, i suoi principi democratici confortati dalla conoscenza dell'ordinamento costituzionale e di quello normativo, il codice etico necessario per operare nella cosa pubblica, il credito pregresso delle sue esperienze e a quante persone ha dato lavoro. L'ELETTORE sa troppo poco. Meno di quando esce per un blind-date. E’ facile rilevare come i risultati di queste mancate conoscenze siano costantemente sulle prime pagine dei giornali. Sommessamente suggerirei l’istituzione di un vaglio codificato, un corso formativo con rilascio di patente per aumentare le garanzie di cui il cittadino-ELETTORE ha diritto. Nella nostra società non esistono attività in cui NON vengano richiesti titoli che ne attestino la qualificazione e il minimo bagaglio di conoscenze: il master, il diploma di laurea, la patente, la licenza, il brevetto, l'abilitazione specifica et, etc. Ci sono istituzioni in Italia capaci di farlo. Dovremmo organizzarci PER NON RECRIMINARE POI.