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MANOVRE A SX/ Il "ritiro" di Bersani apre a una staffetta con Renzi?

Pubblicazione:martedì 6 novembre 2012

Pierluigi Bersani (Infophoto) Pierluigi Bersani (Infophoto)

E' un'ipotesi percorribile se Bersani dovesse diventare premier. Renzi, però, ha già detto che se dovesse essere sconfitto alla primarie, tornerebbe di buon grado a ricoprire la carica di sindaco di Firenze. Detto ciò, resta il fatto che Renzi parte avvantaggiato rispetto a molti suoi colleghi e gode di una notorietà mediatica che molti altri della sua generazione non hanno ancora conquistato.

 

E nell'ipotesi in cui Vendola vinca le primarie?

 

In caso il candidato più radical si aggiudichi le primarie si tratterebbe di un vero e proprio sommovimento del partito. Sino ad ora, il Pd ha retto bene sia alle primarie in Puglia sia a quelle milanesi, ma se perdesse quelle nazionali verrebbe meno la ragion d'essere dell'intero partito e la conseguente sconfitta di un'intera classe dirigente. Non sarebbe tanto in discussione il suo vertice, ma l'intero assetto: a quel punto, sarebbe d'obbligo una vera e propria rifondazione e, solo in seguito, ne potrebbe uscire il nome di un candidato.

 

Non c'è davvero nessun “outsider”?

 

Il vero nome fuori quota che poteva avere un futuro all'interno del gruppo era Nicola Zingaretti che, però, è stato schierato sapientemente per tentare di aggiudicarsi il vertice della Regione Lazio. Anche in questo caso, se dovesse vincere sarà un successo ma se non dovesse farcela, la sconfitta finirebbe per appesantirlo. Per il resto, posso ipotizzare solo dirigenti lombardi, dove il partito si è rafforzato dall'elezione a sindaco di Giuliano Pisapia e uno dei nomi più spendibili è Maurizio Martina (segretario regionale del Pd ndr.) ma ce ne sarebbero molti altri.

 

Cosa manca a questi nomi per un'investitura tout court?

 

Ciascuno di questi nomi non si è ancora guadagnato il “gallone” di dirigente a tutto tondo. Questo, però, verrà fatto dopo le primarie sperando che non sia una gara costruttiva, piuttosto che distruttiva.

 

Non è, forse, proprio questo il punto? I metodi interni di gestione del partito Democratico non rischiano di “bruciare” tutte le nuove leve?

 

Questo è ciò che normalmente accade in tutte le grandi formazioni europee, sia di destra che di sinistra, dove chi perde una battaglia politica o interna, è bene che si metta da parte, se non per sempre, per almeno qualche tempo. La vedo come una giusta smentita dell'eternità delle classi dirigenti: la sanzione di un leader è il consenso e se non riesce ad ottenerlo è bene che si faccia da parte.  



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