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DIETRO LE QUINTE/ Così l'asse Monti-Napolitano tenta il "golpe"

I malumori sulla legge elettorale si sono materializzati di colpo ieri, quando il premier Monti ha lasciato intendere un possibile decreto per rompere l'empasse. ANSELMO DEL DUCA

Giorgio Napolitano (InfoPhoto) Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Il web, si sa, è impietoso e fulmineo. E così ha già coniato la definizione, quella del “Cicciobellum”, destinato a succedere al “Porcellum”. Sembra piuttosto difficile però che alle urne il prossimo aprile si possa andare con un sistema che abbia come cuore la norma proposta da Francesco Rutelli (spregiativamente soprannominato “Cicciobello” sin dagli albori della sua carriera politica). C’è almeno un grande partito che non può permetterselo, e lo ha detto chiaro, cioè il Pd. E che ora si trova tra le mani il cerino dell’intricata matassa elettorale.

In una giornata convulsa, che si era aperta con l’eco delle parole di Mario Monti, che dal lontano Laos sembrava non escludere un intervento per decreto del governo, il fattaccio avviene durante la discussione in commissione in Senato. Tutti contro i democratici - Pdl, Lega, Udc ed Api, uniti nell’approvare un emendamento dell’ex sindaco di Roma che fa scattare il premio di maggioranza del 12,5 per cento dei seggi solo al raggiungimento del 42,5 per cento dei voti.

Soglia altissima, troppo alta, come subito fa presente un esperto di sistemi elettorali come il professor Roberto D’Alimonte. Soglia impensabile nello scenario politico di oggi persino per la coalizione data per superfavorita, e cioè quella fra Pd e Sel, che farebbero festa se riuscissero a raggiungere il 35 per cento. Il “Ciccobellum”, insomma, come anticamera del Monti bis.

Da qui l’immediato stop di Bersani, che in aula al Senato o, più probabilmente, alla Camera (dove i numeri sono più favorevoli al Pd) potrebbe far definitivamente saltare la riforma della legge elettorale, anche se si dovrebbe addossare la colpa della rottura. “Qualcuno - ha infatti subito sibilato il segretario democratico - ha paura che governiamo noi”. 

Il naufragio della riforma è l’ipotesi oggi più probabile, a meno di colpi di scena, ai limiti del miracolo. Del resto a destra questo sospetto lo avevano da tempo, perché alla fine solo il “Porcellum” di calderoliana memoria può garantire alla sinistra una maggioranza stabile (almeno alla Camera), non prevedendo una soglia minima oltre la quale scatta il premio di maggioranza. Era stato pensato per coalizioni che tendevano alla maggioranza assoluta. Ma adesso tutto è cambiato.

L’assenza di una soglia è però il punto debole della legge votata nel 2005. La Corte Costituzionale lo ha detto chiaro: senza una soglia minima la distorsione del risultato può essere eccessiva e portare al 55 per cento dei seggi con il 30 per cento o poco più dei voti. Del resto, anche le pressioni del Quirinale per la riforma elettorale sono andate gradatamente concentrandosi solo su questo punto, mettendo in secondo piano altre questioni, come le liste bloccate ed il ritorno alle preferenze, pure approvato in commissione al Senato dalla stessa maggioranza trasversale che ha detto sì al “Cicciobellum”, ma che potrebbe saltare dopo i dubbi espressi da Silvio Berlusconi. 


COMMENTI
07/11/2012 - Cicciobellum (Pierluigi Assogna)

Dal quartetto che lo ha partorito non ci si può aspettare di meglio