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LEGGE ELETTORALE/ Quagliariello: la nostra riforma non chiude le porte a nessuno

Gaetano Quagliariello (InfoPhoto) Gaetano Quagliariello (InfoPhoto)

Poniamo il caso che la coalizione elettorale Pd-Sel, pur vincendo le elezioni, non riesca a raggiungere una maggioranza politica. A quel punto, il governo si costituirebbe in Parlamento. E, siccome Bersani non potrebbe fare altro che allearsi con i centristi, si produrrebbe un bizzarro paradosso: Sel, con ogni probabilità, andrebbe all’opposizione. Ma godendo del surplus di seggi attribuitigli dal premio. Per il Pd, infatti, tale premio andrebbe conferito a prescindere dal raggiungimento di una determinata soglia; i partiti di centro, invece, si ritroverebbero a far parte dell'esecutivo, ma privati di svariati seggi, sottrattigli dal quel premio di maggioranza che li avrebbe, nel frattempo, attribuiti a Sel. Rischieremmo, quindi, di trovarci con un’opposizione in grado di mettere il governo in ginocchio quando gli pare e piace.

Sta di fatto che il 42,5% è una soglia pressoché irraggiungibile.

Questo è lo stessa obiezione avanzata dai fascisti nel ’23, quando ci fu la discussione sulla legge Acerbo; andò a finire che si introdusse una soglia del 25%... in ogni caso, se il Pd afferma che il 42,5% difficilmente si può raggiungere, si può discutere sul 40%. Ma non sull'opportunità di inserire una soglia elevata. 

Ora che la Finocchiaro ha detto stop al dialogo, come vi muoverete?

Noi terremo la porta aperta al dialogo fino alla fine. In commissione, prima del voto, ci sono ancora i margini per trovare un accordo. 

L’ipotesi di un’assemblea costituente proposta a suo tempo da Pera e rilanciata da Berlusconi è praticabile?

Ce ne sarebbe bisogno, ma temo che non ci sia più tempo.

 

(Paolo Nessi)

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