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ANTICORRUZIONE/ Una legge necessaria, fatta "all'italiana"

Pubblicazione:venerdì 9 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 9 novembre 2012, 11.29

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Certo. In Italia il falso in bilancio è un reato molto diffuso, attraverso il quale si pongono in essere situazioni di corruzione ed evasione fiscale, ma non solo. Quindi il fatto che non sia stata sfruttata questa enorme occasione per mettere finalmente mano a una legge come questa, inasprendo le pene e rendendole efficaci, a mio giudizio è stato un grave errore.

Passiamo dunque al decreto incandidabilità che il governo vuole rendere operativo entro le prossime elezioni. 

 Credo che fosse assolutamente necessario prevedere l’incandidabilità di persone che hanno riportato condanne. Può sembrare banale, ma i rappresentanti del popolo sono coloro che di fatto vanno poi a fare le leggi, quindi non è pensabile immaginare un rappresentante condannato proprio per averle violate, tra l’altro in modo grave. Per questo mi sembra importante dare un segnale importante anche in Italia, recuperando una sorta di credibilità della politica stessa. Anche in questo caso, però, se davvero si vuole dare un segnale di questo tipo, è necessario farlo al meglio.

A cosa si riferisce? 

 Sembra che l’incandidabilità non sarà applicabile a chi ha ricevuto una condanna inferiore ai due anni, decisione a mio giudizio già decisamente discutibile, visto che tantissimi processi per corruzione si sono spesso conclusi con patteggiamenti a meno di due anni di pena. Di conseguenza, potremmo comunque ritrovare rappresentanti che hanno riportato condanne per corruzione. Detto questo, non capisco anche perché si faccia una distinzione tra i reati.

Cosa intende? 

Se un rappresentante viene condannato, non credo sia rilevante al fine dell’incandidabilità saperne il motivo. E’ stato condannato, punto. Perché quindi distinguere i vari reati, come quello contro la Pubblica amministrazione, evasione fiscale e così via? Un altro aspetto che appare poco serio è poi quello riguardante il periodo di incandidabilità rispetto alla condanna: per esempio, se un politico viene condannato a due anni, per il doppio degli anni non è candidabile.

Che cosa non la convince? 

Il fatto che se un rappresentante viene condannato a due anni, può tranquillamente candidarsi dopo un certo periodo anche se è indagato o se addirittura viene condannato per un altro reato, ma non in via definitiva. Esistono già degli istituti nel diritto penale per cui colui che è stato condannato può essere riabilitato se entro 5 anni non commette altri reati della stessa indole, attraverso una verifica fatta proprio dalla magistratura stessa. Questo è senza dubbio un ottimo istituto, mentre quella che stiamo commentando mi sembra un’altra solita norma fatta “all’italiana”.

 

(Claudio Perlini)



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