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Politica

TAGLIO PROVINCE/ Il giurista: tutti i dubbi di costituzionalità del Decreto

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Per di più, se è noto che le Regioni attuali sono state definite ricorrendo a ripartizioni utilizzate per lo più a fini statistici e dunque in modo per lo più artificiale, è evidente che una rideterminazione delle Province rigidamente circoscritta all’interno degli attuali confini regionali, non può condurre di per sé a risultati “razionali”.
Infine, nelle medesime premesse del decreto-legge, si esplicita il “fine di ottemperare a quanto previsto dagli impegni assunti in sede europea, il cui rispetto è indispensabile, nell'attuale quadro di contenimento della spesa pubblica, per il conseguimento dei connessi obiettivi di stabilità e crescita”. Tali impegni, tuttavia, non dovrebbero essere stati sanciti in atti ufficiali di diritto europeo, giacché, se così fosse stato, nel decreto-legge certamente ve ne sarebbe stato cenno. Non sappiamo se ci si volesse riferire ad altra tipologia di impegni, assunti in via informale o delineati in atti non protocollari, ma certo una qualche maggiore chiarezza sarebbe stata indispensabile. Anche perché, come noto, la Corte costituzionale si è detta competente a valutare la correttezza delle premesse che sono alla base della decretazione d’urgenza, così come l’evidente mancanza dei presupposti di costituzionalità che li devono giustificare.
A tutto ciò, va aggiunto il dubbio di costituzionalità relativo al contenuto proprio di questo decreto-legge: può il Governo intervenire in siffatta materia mediante un atto normativo d’urgenza senza rispettare il procedimento prescritto dall’art. 133 Cost. proprio in tema di modifica delle Province esistenti e di istituzione di nuove Province? In altre parole, è possibile scavalcare con decreto-legge – e per di più basandosi su “requisiti” quantitativi che sono stati definiti interamente dal Governo medesimo con una deliberazione assunta nello scorso luglio, e dunque in violazione del principio di legalità - tutte quelle garanzie costituzionali che, proprio su questi temi, richiedono la necessaria iniziativa dei Comuni e il preventivo parere delle Regioni? Tra l’altro, è evidente che il decreto-legge in oggetto ha tenuto in ben scarsa considerazione le indicazioni provenienti dai CAL e che la quasi totalità dei Consigli regionali avevano recepito nelle “proposte di riordino” che sono state presentate ai sensi dell’art. 17 del precedente d.l. n. 95 del 2012. Ben diversamente, invece, nell’art. 17, come 4, si prescrive chiaramente che “l’atto legislativo di iniziativa governativa” – che si è tradotto in questo decreto-legge – deve essere adottato “sulla base” delle proposte regionali.