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BALLOTTAGGIO PRIMARIE 2012/ Renzi, l'unico antidoto al vecchio Pci

Achille Occhetto (a sin.), autore della svolta della Bolognina (InfoPhoto) Achille Occhetto (a sin.), autore della svolta della Bolognina (InfoPhoto)

L’avvento del berlusconismo ha funzionato da alibi per due decenni. A poco a poco il vecchio Pci approdò, con il Congresso di Pesaro del 2001, all’opzione riformista, ma nella sua versione vetero. Il Pci, con il nome di Ds, arrivava a Bad Godesberg con più di quarant’anni di ritardo, mentre proprio di là la socialdemocrazia europea stava levando le tende. E’ quella la visione di Bersani. Che sia arrivato ai vertici del Pci, primo emiliano nella storia del Pci, è il segno dell’egemonia emiliano-romagnola: grande partito, alto numero di iscritti, potenza delle cooperative, sindacati, capacità di imbrigliare nel sistema di potere i potenziali antagonisti. Il tentativo di Prodi di andare oltre quel modello fu fatto fallire dall’interno, non certo da Berlusconi. Occorre anche dire che una parte almeno della componente prodiana era per così dire predisposta all’aggancio con la vetero-socialdemocrazia. Così che non stupisce oggi che tra i fan più entusiasti si annoverino Rosy Bindi e Enrico Letta. La necessità della battaglia contro Berlusconi appiattì le differenze e abbassò i toni della battaglia culturale. Ora che il berlusconismo sta esplodendo, esplode anche l’incerto assetto culturale del Pd.

Renzi ripropone, nel contesto culturale e storico-politico di oggi, il dilemma del 1989 e lo scioglie in direzione di una sinistra liberale, punto di intersezione tra socialismo liberale e cattolicesimo liberale. Ovvio che si tratta di sviluppare le opzioni culturali in punti di programma specifici e che il lavorio da fare resta ancora molto. E tuttavia Renzi ha incominciato non a caso dalla tenuta della nomenklatura. Perché essa è il garante più certo di tutto l’impianto istituzionale-partitico-culturale del vecchio Pci, cui il vorticoso cambio di sigle non ha portato una trasformazione culturale e perciò neppure di gruppo dirigente. Non si tratta affatto di una battaglia giovanilista contro gli anziani, anche se è evidente che questa nomenklatura ha la stessa longevità di quella sovietica. E’ una battaglia tra idee innovative liberali e vecchie idee socialdemocratiche.

Intanto, sul ruolo dei partiti: Renzi ne chiede una rigenerazione che passa per un ridimensionamento del loro potere rispetto allo Stato, all’amministrazione (perché i partiti devono nominare i primari di ospedale?!), alla società civile. Di qui la richiesta di eliminare il finanziamento pubblico, già vittoriosa nel referendum del 1992, ma aggirata furbescamente dai partiti. Dietro sta l’idea che la politica non nasce dai partiti, sgorga dalle persone e della società civile. Ed è esattamente questa la cultura che tutta l’antica generazione comunista fa fatica ad assimilare. In forza di questa cultura, che combina hegelismo e marxismo, non solo lo Stato è il luogo supremo della sintesi, ma anche il partito, per ricaduta, diviene il protettore della società civile, il suo garante. Certo, perché degli individui e della società civile occorre diffidare!

Torna qui, senza particolare consapevolezza, l’idea luterana dell’incapacità totale dell’uomo di cogliere il vero, il bene, il bello; a questa incapacità solo lo Stato e il partito di stato possono sopperire. Dietro “l’ottimismo sventato” di Renzi sta invece l’idea che le persone e la società possono fare molto senza protettori e che la solidarietà tra le persone non debba necessariamente pietrificarsi in una struttura partito-burocratica. Avendone fatto parte, comprendo le angosce di quel mondo, che trema all’idea di un partito diverso, con una configurazione più leggera. Ma appunto qui entrano in questione temi più radicali. L’antropologia dei partiti comunisti e vetero-socialdemocratici è l’antropologia autoredentrice della politica, che non pensa “il limite” e pratica l’onnipotenza.


COMMENTI
02/12/2012 - attenzione, cattolici ! (attilio sangiani)

ho ascoltato recentemente il programma di Renzi. Quanto alla bioetica e, in generale, ai "diritti e valori irrinunciabili" non ho trovato alcuna differenza rispetto a quelli enunciati e praticati da Bersani e dai suoi predecessori. Ergo: perché scaldarci tanto per il ballottaggio,quando avviene tra "beelzebù e beelzebù"?

RISPOSTA:

Fortunatamente, se nella sinistra lo scontro è tra due Belzebù, fortunatamente nel centro-destra lo scontro è tra angeli...

 
01/12/2012 - Come non essere d'accordo... (ROBERTO PERSICO)

...con la consueta lucidità di Cominelli nel leggere le vicende della sinistra?

 
01/12/2012 - renzi vs bersani (carlo cravedi)

d'accordo con l'analisi... finalmente una cosa decente.... ricordo i tuoi articoli su "Fronte popolare" peraltro un po' farraginosi...