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SCENARIO/ Le grandi manovre di Monti sconvolgono Pdl e Pd

Pubblicazione:lunedì 10 dicembre 2012

Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini (InfoPhoto) Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini (InfoPhoto)

Ha voluto imprimere con forza il suo sigillo sulla crisi Mario Monti, decidendo di essere lui a scandirne i tempi, anche a costo di andare contro il percorso che aveva in testa il Capo dello Stato. Evidenti sono le discrepanze fra i due comunicati del Quirinale, quello di venerdì sera, al termine delle consultazioni con i partiti della maggioranza, che parlava di “un percorso costruttivo e corretto sul piano istituzionale, nell’interesse del Paese e della sua immagine internazionale”, e quello di sabato sera, che riferiva dell’incontro con Monti.

Un incontro molto lungo, in cui forse Napolitano ha cercato di convincere il premier a non irrigidirsi, ma invano. Il secondo comunicato del Colle, infatti, è di tono strettamente notarile, e riferisce - quasi con tono da cronista - le idee espresse da Monti. “Il Presidente del Consiglio - si legge - ha dal canto suo rilevato che la successiva dichiarazione resa ieri in Parlamento dal Segretario del Pdl on. Angelino Alfano costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del Governo e della sua linea di azione”.

Ecco, in questo distacco sta una divaricazione che potrebbe rivelarsi foriera di problemi inattesi nelle prossime settimane. Il premier intende addossare per intero al Pdl la colpa della rottura, e non intende rimanere a farsi cuocere a fuoco lento. Per farlo, però, sceglie un terreno scivoloso, quello del varo della legge di stabilità. Monti mette in dubbio che il partito di Berlusconi la voglia approvare, fingendo di ignorare che Alfano venerdì alla Camera era stato nettissimo su questo dicendo che “votare la sfiducia avrebbe causato forse l’abisso dell’esercizio provvisorio, ma noi vogliamo concludere ordinatamente la legislatura e non vogliamo mandare il nostro Paese a scatafascio”.

Mettere in dubbio parole tanto chiare, pronunciate in una sede formale come il Parlamento, equivale a una dichiarazione di guerra. A Berlusconi e a tutto il Pdl. E l’aver fatto trapelare uno studio che ipotizza il caos istituzionale se il decreto taglia provincie non sarà approvato è solo un assaggio del braccio di ferro che segnerà i prossimi giorni. Monti sembra voler far pagare caro al suo predecessore l’essere stato abbandonato, e si prepara a dire liberamente come la pensa.


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