BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Barcellona: il populismo di Berlusconi (e Grillo) prepara la nuova tecnocrazia

Pubblicazione:

Silvio Berlusconi (InfoPhoto)  Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Poiché questo stato sociale non è compatibile con alcuna forma di razionalizzazione economico-sociale che incida sulla distribuzione della ricchezza, giacchè comunque realizza politiche economiche di spreco e di parassitismo, è facile che si formi all’interno della dinamica sociale una forza “politica” che per contrapporsi al populismo dissennato si rivolge alla tecnocrazia, immaginando un governo che attraverso l’austerità riduca il debito pubblico e quindi i costi di possibili investimenti profittevoli. 

Il rischio più grande oggi sarebbe quello di accettare il terreno dello scontro politico nei termini del conflitto fra l’egoismo primitivo e godereccio e la razionalità economica imposta dalla globalizzazione che garantisce di fatto la libertà del capitale finanziario e deprime l’economia reale.  

Se Berlusconi riuscirà a produrre uno scenario politico nel quale la scelta si riduce agli esponenti di queste due opposte tendenze, Berlusconi e Monti, il prezzo che comunque sarà pagato toccherà i ceti più deboli e persino gli stessi apparenti beneficiari delle promesse berlusconiane. A chi si prepara a votare contro Monti, in nome di meno tasse e più privilegi, non bisogna opporre, come propone Eugenio Scalfari, la scelta politica di difendere l’austerità europea, imposta dalla cancelliera tedesca, ma cercare di far capire, lavorando porta a porta, che la politica berlusconiana rilancerà anche la tecnocrazia con l’effetto principale di mortificare ancora di più il significato del lavoro e le nuove generazioni che vivono oggi senza futuro.

Bisogna casomai riproporre il tema dell’austerità così come era stato pensato da Enrico Berlinguer, come occasione per un mutamento di un modello di consumi a favore di una crescita più misurata nel corpo sociale e nel Paese. Bisogna cioè assolutamente evitare di trovarsi schiacciati nella scelta fra Berlusconi e Monti che potrebbe anche sedurre parte degli attuali elettori del centrosinistra, giustamente indignati dal ritorno in campo di Berlusconi. 

Per uscire dalla trappola di uno scontro fittizio fra il populismo di Berlusconi e il rigore di Monti, bisogna allargare l’orizzonte della politica e sottrarlo all’ipoteca necessitante delle logiche economico-finanziarie. Bisognerebbe anzi provare a dimostrare, come la storia insegna, che il monetarismo produce recessione e che la recessione incontrollata produce a sua volta populismo. Sin da subito deve essere proposta agli italiani un’idea di sviluppo diverso, sottratto alle logiche puramente monetariste ma anche allo spreco indiscriminato delle risorse pubbliche. Il centrosinistra non può essere sentito come una pura alternativa ad una politica di rigore. Il centrosinistra deve apparire invece sempre più come una forza che scommette sul rilancio del lavoro umano e dell’economia reale diffusa come presupposto di una più giusta politica fiscale. 

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >