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SCENARIO/ Barcellona: il populismo di Berlusconi (e Grillo) prepara la nuova tecnocrazia

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Silvio Berlusconi (InfoPhoto)  Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Immaginare il futuro dell’Italia affidato a un cosiddetto centro moderato, che però è assediato dalla pressione opposta del populismo di destra e del populismo di sinistra, significa immaginare un sostanziale immobilismo che attua soltanto una pura conservazione dell’assetto dei poteri esistenti. Ogni centrismo ideologico e politico esprime in modo più o meno consapevole un concordato di fatto con l’assetto dei poteri esistenti e con le ingiustizie che essi producono. Da questo punto di vista trovo non utile al nostro Paese il formarsi di una “lista per Monti” sostenuta da un arcipelago di figure − da capitani d’industria ad aspiranti politici − che dopo l’esperienza del governo tecnico pensano di riguadagnare una posizione pubblica approfittando del disorientamento di tanti elettori che non amano il Pd e che non vogliono tuttavia diventare dei puri seguaci di Berlusconi. Un gesto di grande intelligenza politica delle forze che tendono a coagularsi su posizioni diverse dal Pd sarebbe invece quello di dichiarare la propria opzione per una determinata politica economica che non sia di per sé ostacolo alla rifondazione morale della coscienza degli italiani. Il centrismo, come oggi viene presentato, non esprime opzioni ma una pura delega a una formula economica che fin qui non ha tenuto in nessun conto il grande tema della questione sociale del Paese. 

Una campagna elettorale non turbata da semplificazioni interessate dovrebbe assumere come contenuto delle diverse posizioni la questione sociale dell’occupazione e del rilancio della produttività effettiva del Paese. 

 

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