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IL CASO/ Polito: il passo indietro di Berlusconi? Lui vuole "solo" la Lombardia e il Nord

Pubblicazione:giovedì 13 dicembre 2012

Silvio Berlusconi (InfoPhoto) Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Abbiamo perso il conto degli annunci di discesa in campo e successivi passi indietro. Ieri, per facilitarci il lavoro, Berlusconi ha promesso le due cose contemporaneamente. Dicendo che se Monti dovessere correre come leader dei moderati, potrebbe rinunciare alla propria candidatura. «Non credo- ha dichiarato - che gli convenga, ma se volesse fare il leader di un rassemblement dei moderati io mi occuperei del mio partito». Poi, quando gli è stato chiesto se è disposto a fare un passo indietro, ha risposto: «No, non è così». Varrebbe la pena di soprassedere. Il problema, tuttavia, è che le esternazioni dell’ex premier e le decisioni che assumerà, qualunque esse siano, sono profondamente intrecciate e condizionano i futuri assetti ed equilibri partitici. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Antonio Polito.

Lei che idea si è fatto dell’intervento di Berlusconi alla presentazione dell’ultimo libro di Vespa?

Va notato, anzitutto che prima ha candidato se stesso, poi  Alfano, poi  Monti, infine ha aggiunto che potrebbe ritirarsi; insomma, è diventato poco credibile. Francamente, non vedo nelle sue mosse più alcuna strategia.

Allora, da cosa è mosso?

Semplicemente sta navigando a vista. Anche se, rispetto ad alcuni giorni fa, va sottolineata una maggiore cautela sull’ipotesi di una sua ricandidatura.

Come mai?

Accanto alle reazioni negative, la più determinante è stata quella della Lega, senza la quale il Pdl resterebbe isolato, e non avrebbe alcuna chance di perseguire il proprio obiettivo: conquistare la maggioranza in Veneto e in Lombardia, decisivi per rendere il Senato ingovernabile e potersi sedere al tavolo della trattativa assieme al vincitore per beneficiare di qualche posto al governo se non, addirittura, per imporre la grande coalizione. Non è un caso che Berlusconi, ieri sera, abbia contestualmente minacciato il Carroccio; non solo di rifiutargli la candidatura di Maroni in Lombardia, ma anche di mettere in discussione la tenuta delle giunte di Veneto e Piemonte. 

Ha parlato di altre reazioni. Quali?

C’è stata un’alzata di scudi internazionale affinché non si ricandidi, e una netta presa di distanze del Partito Popolare Europeo. Infine, una fetta consistente del partito ha lasciato esplicitamente intendere che, se non ci saranno cambiamenti, lo abbandonerà.

La minaccia di Berlusconi non potrebbe obbligare la Lega a una resa?


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