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MONTI vs BERLUSCONI/ Israel: cosa faranno ora i veri moderati?

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Ci vorrebbero pagine per ricordare le tante stagioni di scontento che ci ha dato questa Europa, che pure vogliamo, e tanto più la vogliamo quanto la vogliamo diversa e autenticamente rispettosa dei tanti valori della sua civiltà e della sua storia. Abbiamo dimenticato di colpo il politicamente corretto demenziale che ha vietato persino l’uso dell’effigie dei santi Cirillo e Metodio, per non dire del famoso rigetto nei confronti delle radici ebraico-cristiane, e tutta la congerie di prese di posizione “laiciste” all’estremo, condite di un’antipatia profonda per tutto quanto sa di religione? Abbiamo dimenticato la politica estera dell’Europa, bene espressa da quell’ineffabile personaggio che è Lady Ashton? Davvero non vi è nulla da dire sul modo con cui è stata costruita l’Unione su basi monetarie con un’evidente centralismo tedesco, tanto più confermato dall’incredibile avvertimento “non sopporteremo critiche alla Germania nella vostra campagna elettorale”? Davvero non c’è nulla da ridire sulla politica di “rigore” che, con tutte le colpe che possono avere i singoli paesi, sta riducendo a larve di sé stesse paesi come la Spagna, per non dire la Grecia (cui si è persino proposto di impegnare il Partenone) e non ancora del tutto l’Italia soltanto perché ha accettato di “fare i compiti a casa”?

E davvero non vi è nulla da ridire sull’“agenda Monti”? Personaggi autenticamente liberali come Piero Ostellino, che la criticano molto duramente, sono equiparabili a Beppe Grillo? Suvvia...

Il discorso – ripeto – sarebbe lunghissimo e, per non riproporre la solita e fondata critica della ricetta “solo tasse, niente crescita”, mi limito a un paio di immagini che mi paiono emblematiche. Non ho motivi per contestare che il commissario Enrico Bondi sia quel mago dei risanamenti che si dice. Ma l’idea che risanare un’azienda di yogurt, l’istruzione e la sanità sia la stessa cosa fa parte di una concezione tecnocratica miseramente contabile. E si è visto. La “spending review” per l’università ha visto in opera un parametro insensato (per i dettagli rinvio a un articolo precedente) che ha condotto a tagli pesanti per le istituzioni più prestigiose ed efficienti salvando quelle più screditate e clientelari. Stesso discorso per la sanità, dove si vuol procedere con tagli puramente contabili senza entrare (e saper entrare) nel merito della qualità degli enti in gioco. La seconda immagine dell’agenda Monti è quella di una politica dell’istruzione che può ben essere considerata come la peggiore dal dopoguerra a oggi e per la quale non posso che rinviare a quanto già espresso su queste pagine.

Non è tutto da buttare certamente, ma davvero l’“agenda Monti” è una sorta di totem cui dobbiamo accodarci acriticamente, in ossequio alla grottesca idea del premier secondo cui occorre rifare la testa degli italiani e lui è investito di questa sacra missione?

Eppure la dissoluzione del centro destra, invece di portare a una nuova aggregazione politica che superi i marchiani errori del passato, sembra condurre da un lato alla triste raccolta dei “fedelissimi” e dall’altro a una diaspora verso un centro su cui svetta soltanto lo stendardo dell’“agenda Monti”. Personaggi che si sono battuti contro il politicamente corretto e il laicismo oltranzista ora si riempiono la bocca della parola “Europa” come un toccasana. Finiscono nella pattumiera i discorsi vetusti sui “valori”: viva la tecnocrazia, il mercato, i parametri.