BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MONTI vs BERLUSCONI/ Israel: cosa faranno ora i veri moderati?

Pubblicazione:giovedì 13 dicembre 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 13 dicembre 2012, 12.32

InfoPhoto InfoPhoto

Caro direttore,
non posso non dichiararmi d’accordo al cento per cento con Ernesto Galli Della Loggia quando ammonisce sul Corriere della Sera (12 dicembre) di evitare il “riflesso condizionato” di opporre alla ridiscesa in campo di Berlusconi «invece di un proprio autonomo e ragionato “no”, la litania dell’Europa e del suo “non si può”, il cipiglio di Barroso, i “mercati”, lo “spread”, quello che dice Bruxelles, quello che pensa Berlino»: un «errore marchiano, lo stesso in cui è caduto ripetutamente il governo Monti».

Ma, a pochi centimetri, lo stesso giornale titola «Berlusconi-Merkel, nuovo caso», «Monti: basta populismo» e propone un’alluvione di proclami di fedeltà incondizionata all’Europa, al grido di “se non si sta con l’Europa in toto non ci sto”, e via dicendo.

Penso, come tanti, che la ridiscesa in campo di Berlusconi ha fatto strame del Pdl, ridicolizzato il suo gruppo dirigente e gran parte della tematica del centro destra – si pensi soltanto alla sconsiderata polemica di Sandro Bondi e Galan contro le battaglie per i valori non negoziabili – e sia un evento disgraziato. Ma vorrei argomentare che se si oppone a questa ridiscesa la tematica descritta da Galli Della Loggia i rischi sono ben peggiori di quello che lui paventa, e cioè dare fiato a Berlusconi e trasformare di nuovo le elezioni in un referendum sulla sua persona. Difatti, nessuno può dire, allo stato, se in fin dei conti Berlusconi ridiscenderà davvero in campo in prima persona. Ma quel che sta avvenendo, con la polarizzazione di quanto resta (e non è poco) nella destra e nel centro sulla questione dell’Europa, sull’“agenda Monti”, sui “compiti da fare” e via dicendo, rischia di aprire sterminate praterie al grillismo, alla Lega e all’estrema sinistra.

Infatti la domanda centrale è questa: davvero pensiamo che non vi sia nulla da criticare sul modo in cui procede la “costruzione” dell’Unione europea e  sulla sua gestione dell’economia? Davvero pensiamo che l’“agenda Monti” sia un verbo intoccabile? Davvero pensiamo che qualsiasi dissenso dalla totale adesione all’“Europa” e all’“agenda Monti” sia una bestemmia di cui vergognarsi e che tutti gli italiani che si sentono pieni di rabbia protestataria siano una massa di imbecilli e di esaltati e che, per metterli a posto, basta una reprimenda al “populismo”?

Se davvero crediamo in questa nuova dogmatica, allora ci aspettano brutte sorprese e brutti risvegli. Se mi si chiede se sono a favore dell’unità europea o a favore del ritorno alle vecchie divisioni nazionali, la risposta è ovvia: la prima che hai detto... Ma, a questo punto, inizia il discorso vero e proprio: quale unione e come? Se invece ci si vuol costringere a dimenticare quanto di sbagliato e di nefasto è venuto avanti nella sbaraccata e fasulla costruzione europea, allora tira aria da regime. E se qualcuno vuol dimenticare quanto ha detto e pensato fino a ieri soltanto per allinearsi a un mantra unificatore di un centrismo distinto da Berlusconi, si accomodi, ma eviti le scomuniche a chi conserva la memoria. 


  PAG. SUCC. >