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BERLUSCONI & PPE/ Doninelli: l'Europa può ripartire solo dai "nuovi monasteri"

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Queste sono le riflessioni amare (ma non disperate) di un intellettuale che ama l’Europa. Con due brevi conclusioni. La prima. E’ necessario che torniamo a pensare la politica come un’azione che non può essere staccata, per così dire, dalla sua tecnica di pensiero. Per questo, prima della strategia, è necessaria una visione culturale. Noi portiamo ancora il lutto delle tragedie prodotte dalle ideologie nel XX secolo, e questo limita il nostro raggio d’azione, anche se proprio questa paura di sporcarci le mani col pensiero ha prodotto nuove mostruosità, e altre ne produrrà. Basterebbe fare il conto di tutte le morti non naturali che si stanno producendo nel mondo per inorridire: noi viviamo in una perenne guerra strisciante, dove l’uomo è considerato meno di zero.

La seconda. La politica può e deve (anche) servire chi ha una visione, però la mia convinzione è che queste visioni non nascano, oggi, dalla politica. Gli osservatori privilegiati sono altri. Penso ad esempio alle opere sociali ed educative importanti che stanno nascendo sul territorio, e che stanno diventando non solo luoghi di assistenza o di formazione, ma di vera elaborazione di pensiero. Sono il germe dei “nuovi monasteri”: luoghi dove un nuovo modello di convivenza possa essere sperimentato, perché solo incontrando una vita diversa un uomo può capire quanta morte c’è nel modello di vita che il mondo ci propone (o propina) oggi.

Parlando di servizio, però, non voglio dire che la politica debba avere una posizione ancillare rispetto a queste esperienze. Voglio dire che queste opere costituiscono altrettanti modelli di azione: ai politici non è perciò chiesta una semplice azione protettiva, ma piuttosto di imparare da queste opere ad avere la stessa lucidità, la stessa lungimiranza e - prima di tutto - la stessa fiducia che queste opere testimoniano. Abbiamo bisogno di statisti, di politici capaci di guardare lontano, senza paura di sbagliare.

Per questo progetto, che non può essere solo un calcolo ma deve realizzarsi nell’imprevedibilità del quotidiano, occorrono una grande fede in Dio (e non solo nelle radici cristiane) e una grande stima per l’uomo. 

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COMMENTI
15/12/2012 - la politica e Dio (antonio petrina)

Cosa c'entra la politica con DIO? A questa domanda il card Ruini ,ieri al talk show in prima serata,ospite della Gruber,in presentazione del suo libro su Dio,diceva saggiamente che un cristiano che crede in Dio cambia da se i modo di ragionare ed anche la politica si gioca con una concezione diversa , ontologica, della vita e del bene comune. Tanto per stare anche all'ultima lettera del santo padre sulla difesa della famiglia ,per cui come disse un vescovo rivolgiamo allo scittore doninelli la stessa domanda: ci fidiamo del premier peccatore che difende la famiglia o del cattolico adulto che rimette in forse i valori non negoziabili ? Giudichiamo sui contenuti!

 
14/12/2012 - I monasteri e la politica (claudio di luzio)

Penso che i politici debbano vivere sempre più collegati con la loro "base" come si diceva un tempo o i loro collegi elettorali, tutto sta a vedere di che pasta sono i loro elettori o i loro territori di riferimento. Se si frequentano dal vivo, sul campo, opere educativi e sociali, ma anche opere profit, dove traspare la fatica e la passione per l'impresa e per la paternità nei confronti dei collaboratori, il politico non può non avere nel cuore ciò che incontra. Ovvero il popolo vivo e vero che lo ha eletto e a cui deve la sua rappresentanza. È questa umanità la può riportare nei palazzi. Se si frequentano solo i palazzi,o i salotti, dopo poco tempo, anche solo per osmosi, ci si abitua, anche non volendo. È evidente che stare nel famoso palazzo troppo a lungo logora, così come stare sotto ai riflettori e le telecamere. Così da un uomo che ha a cuore il popolo e le opere si diventa mano a mano un uomo di palazzo. In questo penso che sia anche compito di chi costruisce e fa vivere le opere profit e non profit, utili al bene comune, di essere continuamente pungolo a non lasciare che il palazzo ed i suoi abitanti, a livello italiano ed europeo, restino da soli. Un palazzo di governo non potrà mai essere un monastero, ma agli abitanti del palazzo nessuno impedisce di usare almeno un motto, non dico le regole, di tanti monastero: ora et labora.