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MANOVRE A SX/ Finetti: Bersani "declassa" Monti e perde il centro

La sfida di queste elezioni è il rinnovo della democrazia contro il populismo di Berlusconi e Grillo: così ha detto Bersani. Per UGO FINETTI un approccio sbagliato e anacronistico

Pier Luigi Bersani e Mario Monti (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani e Mario Monti (InfoPhoto)

Pierluigi Bersani incontrando la stampa estera ha toccato molti dei punti con cui sta impostando la sua campagna elettorale. Dal "nemico" da battere (individuato nel populismo, in Berlusconi, nella Lega Nord e in Beppe Grillo) alle possibili aperture verso il centro (quasi scaricando Vendola) a Monti, a cui vorrebbe offrire un posto nel futuro governo in caso di vittoria. Una vittoria di cui peraltro si sente molto sicuro, come lui stesso ha detto ("Dalle prossime elezioni politiche uscirà una chiara maggioranza parlamentare e non ci sarà rischio di frammentazione politica"). Non si dichiara entusiasta delle parole di Bersani Ugo Finetti, contattato da Ilsussidiario.net, che le definisce ancorate "a una logica della demonizzazione dell'avversario, una chiamata alle armi contro il pericolo incombente del fascismo". Un atteggiamento, spiega, sbagliato. A riprova della novità positiva che rappresentava Matteo Renzi.

 

Bersani ha detto esplicitamente che le elezioni rappresentano una sfida: rinnovare la democrazia contro il pericolo rappresentato da Berlusconi, dalla Lega Nord, da Beppe Grillo e dal populismo.

 

Mi sembra che vedere sempre le elezioni come una scelta tra democrazia e non democrazia sia sbagliato.

 

Che cosa intende esattamente?

 

Siamo ancora in una logica di demonizzazione dell'avversario, un passo indietro rispetto alla campagna elettorale che fu quella del 2008. Sembra di tornare alla campagna elettorale del 1948 con gli stessi toni da 1948. Questa è un linguaggio che richiama al pericolo sempre incombente del fascismo. Sono cose trite e sbagliate. Si vede ancora di più la novità positiva che era Renzi.

 

Cioè?

 

Renzi si presentava come uno che metteva da parte i toni da guerra civile, mentre, purtroppo, Bersani si muove in quel senso definendo la democrazia in pericolo. Il problema è invece affrontare le posizioni antagoniste per quello che sono. Uno può contestare l'antieuropeismo e i contenuti di politica economica, ma evidentemente Bersani ha difficoltà ad andare su un confronto sui contenuti e preferisce un confronto sulle pregiudiziali.

 

Riguardo all'articolo 18 ha invece detto che non verrà toccato.

 

Questo di non cedere alle pressioni, di rimettere in discussione ciò che Monti ha fatto a riguardo del mercato del lavoro, è invece certamente un atteggiamento positivo.

 

Che inevitabilmente andrà a contrastare con i sindacati, però.

 

Se tiene questa posizione significa che resiste a delle pressioni sindacali che sono poi quelle della Cgil e della Fiom. Meglio così, se ci riesce. Ripeto, questo è un aspetto positivo delle sue parole.